16 Maggio - favole Perrault
Citazioni ed Aforismi

16 Maggio – Charles Perrault

Conoscete la favola del Gatto con gli stivali e le altre favole di Perrault ?

Charles Perrault è un noto scrittore di favole scomparso il 16 Maggio 1703.

Nato nel 1628 in una famiglia della buona borghesia parigina, intraprese la carriera amministrativa sotto la protezione di Colbert.

In un primo momento lavorò presso il fratello Pierre, ricevitore generale delle finanze. Durante questi anni ebbe modo di coltivare gli studi e le relazioni interpersonali .

Svolse un ruolo di importante collaborazione per un ventennio con Colbert, potente ministro di Luigi XIV. Grazie al suo diretto intervento entrò nella piccola accademia creata per il lustro del re (1663), fu ammesso poi all’Académie française (1671) e poté fare accogliere nella nuova Académie des sciences il fratello Claude.

Dopo la morte di Colbert, si dedicò più alacremente all’attività letteraria.

Dopo avere scritto poesie galanti, diede inizio a quella accesa polemica letteraria che va sotto il nome di Querelle des anciens et des modernes leggendo all’Académie il poemetto Le siècle de Louis le Grand (1687), in cui egli parteggiava risolutamente per i moderni.Seguito poi da Parallèle des anciens et des modernes (4 voll., 1688-97) e con Les hommes illustres qui ont paru/”>paru en France pendant ce siècle, avec leur portrait au naturel (4 voll., 1696-1700).

 

Le favole e Perrault

Scrisse un libretto di undici fiabe, intitolato “Histoires ou contes du temps passé. Contes de ma mère l’Oye” (Storie o racconti del tempo passato. Racconti di mamma Oca), pubblicato nel 1697 con il nome del figlio.
Si tratta dell’opera più conosciuta e apprezzata del celebre scrittore francese.

In Italia queste meravigliose fiabe sono celebri anche grazie alla traduzione di Carlo Collodi.

La favole non hanno conquistato solo il pubblico infantile ma furono d’ispirazione anche per adulti, artisti e musici.

Di seguito le favole di Perrault di cui abbiamo parlato:

  • Barbablu
  • Cappuccetto Rosso
  • Cenerentola
  • Enrichetto (Ricchetto) dal ciuffo
  • Griselda
  • I desideri inutili
  • Il gatto con gli stivali
  • La bella addormentata nel bosco
  • Le fate
  • Pelle d’Asino
  • Puccettino

Il loro fascino ha superato i confini del mondo infantile e ha ispirato poeti, pittori e musicisti.

 

Tralasciando le favole più note vorremmo proporvi l’inizio di Enrichetto (Ricchetto) dal ciuffo

 

C’era una volta una Regina, la quale partorì un figliuolo così brutto e così male imbastito, da far dubitare per un pezzo se avesse fattezze di bestia o di cristiano. Una fata, che si trovò presente al parto, dette per sicuro che egli avrebbe avuto molto spirito: e aggiunse di più, che in grazia di un certo dono particolare, fattogli da lei, avrebbe potuto trasfondere altrettanta dose di spirito e d’intelligenza in quella persona, chiunque si fosse, che egli avesse amato sopra tutte le altre. Questa cosa consolò un poco la povera Regina, la quale non poteva darsi pace di aver messo al mondo un brutto marmocchio a quel modo! Il fatto egli è, che appena il fanciullo cominciò a spiccicar parola, disse delle cose molto aggiustate: e in tutto quello che faceva, mostrava un so che di così aggraziato, che piaceva e dava nel genio a tutti. Mi dimenticava di dire che egli nacque con un ciuffettino di capelli sulla testa: e per questo lo chiamarono Enrichetto dal ciuffo: perché Enrichetto era il suo nome di battesimo. In capo a sette o otto anni, la Regina di uno Stato vicino partorì due bambine. La prima, che venne al mondo, era più bella del Sole; e la Regina ne sentì un’allegrezza così grande, da far temere per la sua salute. La stessa fata, che aveva assistito alla nascita di Enrichetto dal ciuffo, si trovò presente anche a quest’altra: e per moderare la gioia della Regina, le dichiarò che la piccola Principessa non avrebbe avuto neppur l’ombra dello spirito, per cui sarebbe stata tanto stupida, quanto era bella. La Regina rimase molto male di questa cosa: ma pochi momenti dopo ebbe un altro dispiacere anche più grosso, nel vedere che la seconda figlia, che aveva partorito, era talmente brutta da fare paura. “Non vi disperate, signora”, le disse la fata, “la vostra figlia sarà ricompensata per un altro verso; essa avrà tanto spirito, da non avvedersi nemmeno della bellezza che non l’è toccata.” “Dio voglia che sia così!”, rispose la Regina, “ma non ci sarebbe modo di fare avere un po’ di spirito anche alla maggiore che è tanto bella?” “Per quanto allo spirito, o signora, io non ci posso far nulla”, disse la fata, “ma posso tutto per la parte della bellezza; e siccome non c’è cosa al mondo che non farei per vedervi contenta, così le concederò in dono la virtù di far diventare bella la persona che più sarà di suo genio.” A mano a mano che le due Principesse crescevano, crescevano con esse i loro pregi, fino al punto che non si parlava d’altro che della bellezza della più grande e dello spirito della minore. È vero però che anche i loro difetti si facevano più vistosi, coll’andare in là degli anni. La minore imbruttiva a occhiate, e la maggiore diventava stupida un giorno più dell’altro, e non sapeva rispondere alle domande che le venivano fatte, o rispondeva delle giuccherie…

 

 

Se siete curiosi di sapere come prosegue vi invitiamo a leggerla in versione integrale 

 

 

Fonti: paroledautore ,sapere , enciclopedia treccani

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