Passione scrittura

“Ape Bianca” di Valentina Villani

Da oggi torna in libreria “Ape Bianca” di Valentina Villani

 

 

La perdita precoce di un genitore è un’esperienza dolorosa e paralizzante. Chi la vive subisce una crudele disconnessione da una parte profonda di sé, tanto che pensieri ed emozioni paiono precipitare in un vortice sinuoso e inesorabile come l’interno di una conchiglia. E, quando il rapporto tra madre e figlia si rivela complesso, intricato, conflittuale, eppure intimamente profondo, quell’assenza si manifesta in tutta la sua brutalità dilatandosi in un atroce senso di irrisolutezza.
La nascita di un figlio durante la malattia fatale della madre conduce l’autrice in un luogo sospeso tra vita e morte, un regno di opposti dominato da un’atmosfera onirica.
Le sue parole rievocano la faticosa esplorazione di sé alla ricerca di quell’assenza, di quella madre prima presente ma distante, affettuosa eppure eclissante, e delle sue reliquie ora spezzate e pungenti. L’analisi introspettiva del ricordo diventa, così, evento di riconciliazione.

 

Villani foto
Villani foto

BIOGRAFIA AUTRICE

“Nata a Roma, dove vive e lavora come psicologa e psicoterapeuta, coltiva la passione per la fotografia e la sceglie come mezzo per raccontare storie di vita, di dolore, intime sensazioni e denuncia sociale. Ha partecipato a diversi concorsi e organizza mostre fotografiche.Nel 2015 vince il concorso nazionale bandito dall’associazione ‘Il filo di Eloisa‘, per la valorizzazione del pensiero e della creatività femminili, con un progetto di cinque foto e relativi testi.Il progetto è stato pubblicato nel volume ‘Lo spazio consapevole‘ (Iacobelli Editore).”

Le pause. La tua vita era scandita da pause.

Vuoti tra i pieni, indispensabile punteggiatura senza la quale il resto diventa rumore di fondo. In quelle virgole ci sei tu.
Sei nata in un giorno di primavera, quando la natura si risveglia e i colori riprendono vita. È anche il periodo di massima fioritura dei ciliegi giapponesi, che ogni anno regalano scenari fiabeschi e atmosfere surreali alle strade che costeggiano. Ogni mattina percorrevamo insieme una di quelle strade per andare a scuola cantando Alouette.
Entravamo in una favola. Era il giorno del tuo compleanno e la natura ti faceva regali del genere. Forse sapeva che l’avresti ripagata con eterne pennellate mantenendone inalterata la bellezza.
Vorrei sedermi lì, in un angolo della tela, il più lontano possibile da occhi indiscreti, per poter assistere alla creazione da una prospettiva interna, quasi un ritorno
nell’utero.
Vorrei sporcarmi le mani di colore rincorrendo linee morbide e sinuose mentre prendono forma. E muovermi dentro linee rette cercando di non calpestarle.
Vorrei camminare su una strada sterrata che sa di vento e trattorie, oppure circondarmi di antichi resti tra ruderi, busti di marmo e fossili, o percorrere bianchi vicoli che sbucano direttamente sul mare, o ancora salire su sentieri metafisici senza forza di gravità.

BUONA LETTURA

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