I termini che non conoscevo
I termini che non conoscevo

Bannare

La lingua è in continua evoluzione e, come è noto, talvolta genitori e nonni hanno difficoltà a comprendere pienamente il linguaggio dei giovani, degli adolescenti e dei bambini.

Oggi per la consueta rubrica sui termini della lingua italiana vi proponiamo un verbo coniato nel XXI secolo.

bannare

ban-nà-re (io bàn-no)

Azione punitiva intrapresa nei confronti di utenti che contravvengono alle regole delle comunità virtuali e dei social network, venendone conseguentemente esclusi. L’utente viene bannato (dall’inglese to ban «bandire») perché i suoi comportamenti sono considerati lesivi, scorretti o molesti nei confronti di altri utenti, violando apertamente la netiquette (v.) della comunità o le condizioni di servizio del network: spam, discorsi offensivi, violenza o contenuti sessualmente espliciti sono normalmente oggetto di sanzioni. L’azione, presa a tutela della comunità, può essere temporanea o definitiva. L’utente è bannato in genere dall’administrator o dal moderatore oppure, in alcuni casi, anche da automatismi software. Il termine viene usato anche nell’ambito del posizionamento sui motori di ricerca, quando si incorre in una penalizzazione.

Fonte: www.treccani.it

Talvolta si indica come sinonimo di bannare il verbo bandire che ha però un significato più ampio e non è relativo ad un contesto così specifico.

Da non confondere con trollare che ha un significato diverso in quanto, in questo caso il soggetto agisce volontariamente da troll, ovvero provoca ed infastidisce con lo scopo di creare confusione o far irritare i componenti del gruppo.

 

Collegato a questo verbo è stato coniato anche il termine

Trollaio

 
V. D. segnala trollaio, invenzione maliziosa e ironica che circola tra gli utenti di internet per indicare un luogo virtuale diventato impraticabile perché funestato dagli interventi provocatori, offensivi o insensati di disturbatori abituali, già da alcuni anni definiti in rete troll, riprendendo il nome delle creature rese popolarissime negli ultimi anni dai cicli cinematografici del Signore degli anelli e dello Hobbit. Nei suoi romanzi, Tolkien immagina i troll come esseri giganteschi, sostanzialmente stupidi o violenti, ma in realtà le tradizionali credenze popolari scandinave vedono nei troll esseri fiabeschi di taglia varia, magici e maligni abitatori dei boschi. Il sostantivo trollaio rappresenta bene la capacità dell’italiano di modificare strutture fonomorfologiche estranee (in questo caso, la terminazione in doppia consonante), adattandole alle proprie. In questo caso, al sostantivo straniero si affigge un suffisso di lunga tradizione toscana e dunque italiana, –aio, che serve anche a formare derivati nominali indicanti luoghi in cui, in senso concreto o figurato, abbonda o è contenuto o si ripone ciò che è designato dal nome che funge da base (granaio,ginepraioletamaiopollaio, ecc.). Il trollaio è, figuratamente, un pollaio in cui schiamazzano i troll (e può ben essere che in trollaio risuoni per paronomasia il dispregiativo figurato troiaio). Attestati in internet anche il verbo trollare (che riecheggia l’inglese trolling)’comportarsi da troll in una comunità virtuale’ e il verbo fraseologico farsi trollare ‘in internet, cadere vittima di provocazioni da parte di troll‘.
Da monitorare, ma da recepire senz’altro subito nel senso di introdurre nel Vocabolario Treccani.it, s. v. troll, l’attuale accezione gergale della parola.

Un altro termine strettamente collegato ai precedenti è spam , che come trollare e bannare deriva dal linguaggio virtuale, dei social e di internet.

 

 

Total Page Visits: 955 - Today Page Visits: 1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *