Francesca Ferrucci
Citazioni ed Aforismi

Caterina Franceschi Ferrucci

Nata il 26 Gennaio 1803 fu scrittrice, poetessa ed educatrice

Caterina Franceschi Ferrucci in breve

 

Nasce a Narni il 26 Gennaio 1803 da  Antonio Franceschi ( medico romagnolo ) e Maria dei Conti Spada di Cesi.

Nel 1808,  Antonio Franceschi è nominato medico condotto ad Osimo dove visse con la famiglia fino al 1823.

Caterina visse per anni in cecità a causa di un incidente all’occhio destro e ad un infiammazione al sinistro.

Nel 1823 si trasferisce a Macerata.

Nel  1827 Caterina Franceschi sposa  Michele Ferrucci, latinista dotto, professore presso la Biblioteca di Bologna dove si trasferisce.

A Bologna i coniugi Ferrucci prendono parte, attraverso manifestazioni di carattere intellettuale, al moto rivoluzionario del 1831, sostenendo le tendenze nazionali unitarie dei gruppi più progressisti.

Ma a causa delle idee politiche della coppia Il Prof. Michele fu sospeso dal suo incarico di Sostituto alla Cattedra di Arte Oratoria e Poetica Latina e Italiana all’Università e la coppia decise di trasferirsi, con il figlioletto a Ginevra dove , grazie al Conte di Cavour ottenne una cattedra

A Ginevra i Ferrucci Il Prof. Michele teneva corsi in lingua latina e Caterina liberi corsi universitari in lingua francese sulla nostra letteratura.

Alla fine del 1844 i Ferrucci tornarono in Italia, a Pisa, nel Granducato di Toscana, in un clima di riforme, dove Caterina visse il suo periodo eroico.

Leopardi le disse:

 “emuli le donne delle altre nazioni”.

Nel 1847 la Ferrucci, affascinata dalle idee di Gioberti dette alle stampe “Della educazione morale della donna Italiana” .

L’opera fu pubblicata a Torino, perché dopo il suo ritorno in Italia, pur vivendo in Toscana, si era impegnata, come esponente della cultura piemontese, nella corrente moderata Subalpina.

Nell’aprile del 1850 fu invitata a Genova da un Comitato di Nobildonne che la chiama a dirigere un Istituto Femminile di Educazione che avevano in animo di fondare.

L’Istituto fu aperto il 15 Novembre 1850 con 24 allieve, ma nell’Ottobre 1951 la fondatrice rinunciò irrevocabilmente a causa della impreparazione delle maestre e i dissapori con le nobildonne genovesi.

Disillusa e sfiduciata la Ferrucci dichiarò:

“Ho finito di scrivere un libro intorno agli Studi delle donne che è il compimento dei miei diversi lavori intorno all’educazione”.

Il 5 Febbraio 1857,  muore a 22 anni, la figlia Rosa.

L’Arcivescovo di Pisa, Cosimo Corsi, che conosceva bene la famiglia suggerì a Caterina  di scrivere un libro sulla figlia. La Ferrucci rispose che quel lavoro “lo avrebbe fatto da sé il cuore”.

Il libro Rosa Ferrucci ed alcuni suoi scritti dal 1854 al 1874 ebbe quattro edizioni italiane, una traduzione tedesca e tre francesi.

Caterina parlò però in modo più specifico del suo dolore in un diario inedito dove sono riportati i colloqui con se stessa, con Rosa e con Dio.

Nel 1861 il figlio Antonio le affida la educazione di suo figlio Filippo di 4 anni e questo le diede stimoli per riprende a scrivere versi che furono pubblicamente lodati anche da Carducci.

Il 13 Giugno 1871 la Accademia della Crusca la eleggeva Membro Corrispondente. Era la prima volta che una donna veniva chiamata a farne parte.

Negli ultimi anni della vita Caterina Franceschi Ferrucci, anche se segnata dalla malattia  portò a termine alcuni lavori; tra questi un Discorso alle Signore componenti la Società della Biblioteca Educativa Circolante di Piacenza

In questo stesso periodo ebbe visite frequenti di Alessandro Manzoni che si dichiarò pubblicamente suo estimatore.

Il 28 Febbraio 1887 Caterina Ferrucci moriva, a Firenze, in volontaria solitudine.

 

Curiosità

Sul Palazzo Sinibaldi di Osimo vi è una lapide riportante la seguente scritta :

DAL 1808 AL 1823 IN QUESTA CASA ABITO’ E DAL PROF. DON FRANCESCO FUINA APPRESE A SCRIVERE ITALIANAMENTE CATERINA FRANCESCHI FERRUCCI ACCADEMICA DELLA CRUSCA AUTRICE DI OPERE LETTERARIE EDUCATIVE PER ALTEZZA DI DOTTRINA CELEBRATISSIME POETESSA MERITATAMENTE LODATA ONORE E VANTO D’ITALIA.

 

 

Sulla sua lapide queste parole:

Donna per ingegno e virtù rara in ogni tempo – Quasi unica nel nostro. 

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