Decisione definitiva

Decisione Definitiva

Quando un giovane buono e sensibile perde l’orizzonte …

Il racconto di oggi tratta un tema molto delicato ed è piuttosto “forte”, se ne sconsiglia lettura ai minori e agli animi troppo sensibili

 

Ho salutato gli amici con un laconico “Addio!”.

Li ho guardati negli occhi, uno ad uno con il cuore pesante e un nodo in gola, ho agitato la mano in segno di saluto anche verso quella ragazzina paffutella che passa i pomeriggi al bar incollata ai videogiochi, e lei mi ha regalato uno splendido sorriso che mi ha fatto sentire ancora più male.

Avrei voluto avvicinarmi a lei , scuoterla e mettermi a strillare

” Smettila di avere fiducia in me! Non voglio che tu mi veda come un esempio, come il ragazzo grande ma gentile perché ti saluta sempre!”

forse però sarebbe meglio che lei non sapesse chi sono realmente, quanto marcio e quante ombre ci siano nella mia anima.

Rientro in casa e mi stendo sul letto cercando di riposare. Ho molto freddo e sta già iniziando il tremore, devo resistere almeno qualche ora, non voglio più essere schiavo di quel veleno, devo resistere e uscirne ma non so come fare, ogni minuto che passa ne avverto il bisogno, forte, prepotente.

La casa è deserta, sono solo e spetta solo a me decidere. Forse dovrei aspettare il ritorno di mio padre, dovrei raccontare a mia madre quel dolore che mi sta dilaniando, quel senso di colpa che mi schiaccia da giorni ma distruggerei anche loro! Una coppia semplice, i miei genitori, persone responsabili, educate, sincere che non sono sanno o non vogliono vedere il mostro che è in me! Io figlio unico, desiderato, amato, compreso da sempre, non mi è mai mancato nulla anche se non siamo ricchi. La nostra è sempre stata una famiglia unita, non ho mai avuto difficoltà a fare amicizia e le ragazze mi hanno spesso trovato interessante e forse anche qualcosa in più.

Lo studio non è mai stato la mia passione così ho iniziato a lavorare presto ma non me ne sono mai lamentato, anzi, ne ero orgoglioso, mi sentivo grande e sono stato uno dei primi della compagnia ad avere una certa indipendenza economica.

Cerco di ricordare da quando la mia esistenza abbia preso la piega sbagliata, quando ho iniziato a dire bugie e a non poter più vivere senza quella maledetta polvere bianca e la siringa nascosta nel doppio fondo del comodino o sotto il tappetino del baule della mia amata golf.

Accendo la radio tentando di distrarmi, di desistere da questo bisogno che aumenta ogni istante, ho detto basta, ho promesso a me stesso che non lo avrei più fatto e invece …

Il Jingle di radio DJ parte con il suo motivetto “Premio fedeltà , 02342… ” per una frazione di secondo penso di dirigermi in salotto, dove abbiamo l’apparecchio telefonico e chiamare, posso sicuramente definirmi un ascoltatore abituale. Provo a riflettere, a contare da quanti anni la ascolto, dunque vediamo … la radio è nata nel 1982 e ora siamo nel 1988 … si da sei anni.

Lo sforzo mnemonico in questo momento di particolare debolezza e fragilità si rivela una fatica eccessiva, le palpebre si chiudono e mi addormento. Dopo poco mi riappare nella mente l’immagine del funerale di Diego, i genitori devastati dal dolore per la perdita del figlio, la sorella con uno sguardo truce e battagliero di chi forse non sarà mai in grado di perdonarlo per quell’errore fatale, cedere alle lusinghe di quell’affascinante signora chiamata eroina.

Io ero lì, con tutto il gruppo degli amici ma non ho avuto la forza di avvicinarmi, come avrei potuto farlo visto che una giovane vita si era spezzata a causa mia? Rivedo in un lampo il suo volto esanime, rivivo quel terribile pomeriggio in cui il mio amico mi ha prestato la sua dose per evitare che la mia crisi d’astinenza peggiorasse e io, una volta calmo, gli ho restituito il favore procurandomi una bustina “speciale”, come mi aveva garantito un nuovo spacciatore, da cui non ero mai stato. Così speciale da ucciderlo!

 

Mi sveglio di soprassalto in un bagno di sudore gelido.

La mia gamba destra trema ormai fuori controllo, le tempie sembrano esplodermi e il cuore batte all’impazzata cercando di uscire dal petto. Cerco di alzarmi ma mi rendo conto di non averne le forze. Ci risiamo, sto troppo male, ne ho bisogno. Calde lacrime segnano il mio viso mentre preparo mentre apro il cassetto , cerco l’occorrente con gesti febbrili  e preparo con urgenza la mia dose. L’effetto è quasi immediato e scivolo nuovamente in uno stato di incoscienza con l’ago ancora infilato nel braccio. Pace finalmente, è tutto buio, silenzioso, calmo, nessuna emozione e nessun dolore, ho raggiunto il tanto agognato oblio.

Quando riapro gli occhi è ormai buio, dalle persiane aperte filtra solo il debole chiarore della luna e ho bisogno di qualche minuto per realizzare ciò che è accaduto. Anche questa volta non ho saputo resistere, non riuscirò mai a liberarmi dalla dipendenza. Mi sbarazzo velocemente dei segni della mia più grande debolezza e mi soffermo ad osservare il mio viso nello specchio del bagno, la pelle ha una strana tonalità grigiastra, profonde occhiaie nere si sono formate sotto i miei occhi arrossati, con la pupilla poco più grande di uno spillo.La droga resterà sempre la mia prigione, ciò che più detesto ma di cui non sono più capace di fare a meno.

Non mangio da ieri ma un conato mi assale, il dolore allo stomaco è lancinante. Mi odio, non posso più tollerare la mia presenza, e ormai so cosa fare. Raggiungo lo studio di mio padre, afferro una penna e un foglio bianco e scarabocchio un messaggio per i miei genitori:

 

” Perdonatemi, se potete

Io non non ne sono stato capace.

Vi voglio bene

Per sempre vostro E. “

 

 

 

Dalla scrivania prendo la piccola chiave per aprire la vetrinetta. Accarezzo lentamente il legno lucido , per poi passare al metallo, per un po’ mi godo la piacevole sensazione del freddo sotto i polpastrelli. Lo estraggo dal mobile e lo preparo. Ho visto mio padre compiere questo gesto decine di volte, quando ero bambino adoravo rimanere qui con lui e ascoltare la sua voce profonda che mi spiegava ogni movimento, il significato di ogni piccolo gesto compiuto, e quello sguardo pieno di orgoglio e di speranza.

Infilo due pallottole nell’incavo, richiudo la canna, mi siedo sulla grande poltrona girevole in pelle, mi posiziono e sorrido, finalmente libero e sereno e Boom! Finalmente è tutto finito!

 

Lella Dellea

OurFreeTime

 

PS: Il racconto è una reinterpretazione di un evento realmente accaduto molti anni fa a cui ho ripensato recentemente.

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