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Storie brevi

Fuga Natalizia

Ed ecco a voi un nuovo racconto “Natalizio”

Fuga Natalizia

Avverto un fastidioso formicolio alle gambe e non riesco a muoverle , le mani sono ghiacciate e fatico anche
a piegare le dita, sollevo leggermente le braccia, piegando faticosamente i gomiti e soffio sulle nocche
sbucciate nel tentativo di scaldarmi un po’. Sono  solo e ho molto freddo, temo di essermi addormentato ma
non saprei dire per quanto tempo ho dormito. Inizio a strofinare energicamente sulla stoffa dei pantaloni
pesanti e mi trascino fino alla finestra per guardare fuori.
E’ buio e non riesco a distinguere molto a causa della nebbia fitta, odo uno scricchiolio
sinistro che proviene dal bosco e sul prato, accanto ad un grande albero di natale illuminato, vedo uno strano rigonfiamento sotto
il soffice strato di neve fresca .
La mia mente mi suggerisce che potrebbe essere un
coltello, una spranga o qualunque altra arma contundente.
Dalla grande casa in fondo al giardino si ode un suono acuto, continuo e fastidioso, che riconosco
immediatamente come il pianto di un neonato; istintivamente mi porto le mani alle orecchie per non
sentire.
Non so come agire , mi piacerebbe scendere e cercare di raggiungere il cancello per scappare, camminare
con noncuranza sul marciapiede e dileguarmi nel nulla ma il mio istinto mi suggerisce di non farlo.
Con la coda dell’ occhio osservo le altre abitazioni sulla via; tante decorazioni natalizie, ghirlande , rametti di
vischio, nel giardino di fronte è stato allestito un presepe con statue in legno a grandezza naturale e l’artista
ha lasciato la sua
impronta , una sorta di sigla marchiata a caldo alla base di ogni personaggio.
Non la vedo in realtà ma so che c’è e se mi concentro, grazie alla mia innata memoria fotografica posso
individuarla facilmente.
Le luci dell’ alba iniziano a farsi vedere ed il cielo si colora di un pallido rosa, qualche raggio di sole inizia a
dissipare la nebbia.
Odo qualcuno che urla con tutto il fiato che ha : “ ADAAM!”
Mi siedo per terra e abbraccio le gambe intorpidite, mi faccio piccolo piccolo nel tentativo di sparire  e per
l’ennesima volta mi chiedo perché non sono fuggito.
Ormai ho scoperto l’amara verità, non vorrei ammetterlo ma il mio peggior nemico, Ivan, aveva ragione. Mi
hanno sempre mentito, non mi posso fidare di nessuno.
L’uomo continua a gridare il mio nome, è sempre più vicino e spero che non mi raggiunga, che passi oltre
senza scovare il mio nascondiglio, quello che pensavo sarebbe stato un luogo sicuro, anche se ora non sono
più così orgoglioso della mia scelta.
Mi avvicino silenziosamente alla parete e osservo dalla fessura tra due assi di legno. Sta ritornando in casa,
perlustra la veranda in cerca di indizi ma, non trovando nulla, si innervosisce e con un calcio allontana un
pupazzo di neve con il cappello da Babbo Natale che era posizionato accanto all’ingresso.
Sulla soglia appare la moglie in vestaglia, con i capelli spettinati e la voce arrochita dalla stanchezza
“ L’hai trovato?” chiede con tono triste e il marito si limita a scrollare il capo in segno di diniego.“
Hai idea di dove potrebbe essere? “ domanda ancora la donna ottenendo un’altra scrollata di capo in
risposta.
In quel momento appare una berlina scura sulla via, un uomo robusto con un lungo cappotto nero scende
con una rapidità incredibile , apre il cancello e ritorna al posto di guida per imboccare il vialetto e
raggiungere la coppia.
“ Ancora nulla ?” urla dopo aver aperto la portiera.“
Purtroppo no” risponde la donna.  “
Questa mattina quando siamo andati nella sua stanza abbiamo trovato il letto intatto e sopra questa”
dopodiché  gli porge un foglio bianco spiegazzato. Da questa distanza non riesco a vedere di cosa si tratta
ma temo di saperlo, devo averlo perso per errore prima di fuggire.
Il nuovo arrivato legge il contenuto e poi sentenzia “ Questo dimostra che è solo colpa vostra, avete
sottovalutato la situazione e ora non sarà affatto facile porre rimedio a questo disastro! In futuro dovrete
essere più attenti! Entriamo e cerchiamo di trovare la soluzione migliore, credo che sia il caso di chiamare
anche Margaret prima che si faccia prendere dal panico”
Scendo con cautela dalla scala a pioli e guardo il cancello rimasto aperto, rappresenta la chiave per la libertà
ma, gli volto le spalle e mi dirigo verso la veranda; una volta arrivato sotto l’albero raccolgo tutto il mio
coraggio e sposto la neve con la punta del piede per scoprire l’oggetto nascosto.
Non riesco a trattenere un sospiro di sollievo constatando che si tratta solo di una decorazione caduta e poi
sepolta dalla neve.
Entro in casa lentamente e tre volti si girano istantaneamente su di me.
La donna , mia madre, mi corre incontro con gli occhi colmi di lacrime “ Adam, tesoro , stai bene?”
Mi aspettavo rabbia , urla e magari anche una punizione, invece trovo solo abbracci e scuse.
Di fronte alla mia espressione sbigottita il nonno prese il foglio di carta che avevo perso ed iniziò a leggere
ad alta voce:
“Caro Babbo Natale,
il mio compagno di classe Ivan dice che tu non esisti ma io non gli credo.
Quest’anno voglio chiederti un regalo speciale , vorrei passare un intero pomeriggio con mamma e papà
senza quella piagnucolona della mia sorellina appena nata.
Questa notte ti aspetterò sveglio e quando arriverai ti offrirò latte caldo e biscotti , se non ti vedrò saprò che
non esisti , che tutti mi hanno sempre raccontato bugie e che nessuno mi vuole bene.
Spero di vederti.
Adam”
Poi aggiunge
“ Ti sei addormentato e quindi non hai potuto vederlo ma ha parlato con me. Oggi che è il giorno di Natale
io e la nonna cureremo la tua sorellina mentre mamma e papà passeranno tutto il giorno con te, cinema ,
pista di pattinaggio e un bel pupazzo di neve “
“ Wow “ esulto io nonostante la stanchezza “ Grazie Babbo Natale ! Sei un grande!”
Gli adulti mi sorridono e rispondono:
“ Buon Natale!”
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