“I segreti dell’autunno” di Edvige Pesce Gorini

Poesie di grandi autori

Come promesso siamo tornati con una splendida poesia d’autore!

Edvige Pesce Gorini era un’insegnante, nata in provincia di Perugia il 25 Aprile del 1890.

Nel corso degli anni pubblicò numerose poesie che pubblicò su riviste e che raccolse poi in volumi. Trattò principalmente tematiche legate alla maternità e alla natura.

Nel 1948, fondò l’Associazione Internazionale di Poesia, con Sandro Paparatti.

 

I segreti dell’autunno

Nei floridi vigneti,
il pampinoso autunno
dispensa i suoi segreti
e d’uva empie le ceste,
tra rinnovate feste.

Dissecca il verde mallo
di mandorle e di noci,
apre i pungenti ricci
delle buone castagne,
matura mele e pere,
in tutte le campagne.

Di porpora lucente
ammanta le foreste;
trasforma in rosso e giallo
il verde che le veste.

Poi spoglia tutti i rami
delle foglie ingiallite,
e di quelle rossastre
contorte e avvizzite.

Poiché la terra molle
deve nutrire i semi,
sulle già mosse zolle
lascia cader la pioggia,
fitta, insistente, uguale,
e, talora, improvviso,
scatena il temporale.

 

 

Questo componimento mi ha subito colpito perché , a differenza di molte descrizioni più note, sottolinea la vitalità dell’autunno. L’autrice ne sottolinea la capacità creativa, sembra quasi voler esaltare la possibilità di generare della terra, delle piante, della natura autunnale.

Credo che sia evidente la vena materna anche in una descrizione apparentemente “neutra” , percepisco una sorta di mano che si occupa della natura, che la nutre, la cura, la protegge come una madre con il figlio. Lo stesso amore e la stessa devozione che possiamo trovare anche in questa poesia ben più nota.

 

Io sono mamma

Io sono mamma! Ho un angelo sul petto
che si nutre di me, dei miei pensieri,
che ha fatto il nido suo presso il mio letto,
e i sogni guida in limpidi sentieri.

Io sono mamma! E bacio l’angioletto
che schiude agli occhi miei nuovi misteri:
nulla chiedo alla vita e nulla aspetto,
da che ridono a me quest’occhi neri.

S’è dileguato il senso d’ogni noia
nella casa che palpita serena
come l’anima mia pronta alla gioia.

O figlio, figlio mio, con te vicino
buona la vita sento, dolce e piena,
sento compiuto tutto il mio destino.

 

 

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