Il guidrigildo

I termini che non conoscevo

Il termine di oggi riguarda la storia del dominio longobardo a partire dall’editto di Rotari

 

guidrigildo: Nell’antico diritto germanico, il prezzo che l’uccisore di un uomo libero doveva pagare alla famiglia dell’ucciso, per riscattarsi dalla vendetta. In origine doveva essere pagato in bestiame, ma più tardi fu valutato in denaro, e la valutazione veniva fatta in base al grado sociale dell’offeso. Nel 14° sec. era già quasi scomparso, essendosi sostituita sempre più largamente alla vendetta parentale l’azione dell’autorità pubblica, e con essa la pena pubblica, che non si poteva riscattare con denaro.

Fonte : Treccani

Ripassiamo un po’ di storia:

popoli barbari (laddove “barbaro” è da intendersi “straniero”, secondo l’accezione greca più ortodossa) erano composti ciascuno da diversi gruppi familiari o tribù: non vi era un sovrano, un’autorità superiore che governasse stringendo il bastone del comando, né per designazione popolare né per presa di potere violenta.

Non accadeva mai, tranne nei casi di conflitti con popoli vicini o, in seguito, con Roma stessa: solo in tali circostanze, gli uomini che dimostravano maggiore abilità nell’uso delle armi venivano acclamati come leader militari, mentre il resto degli uomini bellicamente validi venivano organizzati secondo una precisa gerarchia, in base alla quale si distingueva: il decanus, a capo di dieci uomini, il centenarius di cento, ilmillenarius di mille, il comes, che guidava uno schieramento sostanzioso, presumibilmente alcune migliaia di unità, e il dux, che assurgeva ai vertici dell’apparato militare.

Il titolo di rex era invece utilizzato per indicare il ruolo assunto da un personaggio specifico a guida dell’intero popolo o addirittura di intere coalizioni.

Naturalmente, tutti questi titoli militari sono frutto di un “sincretismo” terminologico di chiara influenza romana, in quanto tali popolazioni avevano altri modi per designare tale struttura gerarchica e le singole cariche.

È normale pensare che, in una società come quella dei popoli germanici, caratterizzata da un’organizzazione militare fortemente legata alla contingenza, il diritto vigente all’interno di ciascun popolo fosse di natura esclusivamente consuetudinaria, legata cioè ad usi e costumi trasmessi in forma orale di generazione in generazione, senza alcuna codificazione scritta e con rarissime integrazioni e/o modifiche: quando infatti si rendeva necessario integrare, chiarire, precisare o modificare un uso, veniva indetta un’assemblea dei capi-famiglia con cui l’integrazione veniva ufficialmente riconosciuta ed entrava a far parte delle consuetudini già possedute e praticate.

Tra di esse figura, appunto, la “faida”: dall’antico tedesco fehide, a sua volta derivante dal longobardo faihida (ostilità, lite, inimicizia), questo termine indicava quell’istituto giuridico non scritto in virtù del quale la famiglia di un soggetto ucciso o danneggiato dal membro di un’altra poteva vendicarne la lesione non solo contro il diretto responsabile, ma nei confronti della sua intera parentela, restituendone il torto subito in egual misura; perciò si riteneva legittima quella che oggi potremmo comunemente definire la “vendetta trasversale”: tant’è vero che alcune fonti giuridiche longobarde, in età alto-medievale, tradussero questo concetto con l’espressione vindicta parentum.

E poco importava che il danno fosse derivato da un fatto involontario o da una causa di forza maggiore (per esempio, provocato da un animale domestico di proprietà della famiglia ritenuta responsabile, dal fuoco lasciato acceso durante la notte, dal crollo di una palizzata ecc.): il danno poteva e doveva, comunque essere vendicato, per poter ripristinare l’equilibrio sociale violato.

L’entità della lesione era valutata unicamente dai parenti del soggetto leso. Ma proprio per evitare indiscriminate azioni sperequate la cui portata vendicativa, dettata da un giudizio unilaterale e arbitrario, poteva risultare superiore rispetto al valore effettivo del danno, ben presto fu introdotto un istituto civilmente più evoluto: il “guidrigildo” (dal longobardo wergild, ossia “prezzo dell’uomo”), ovvero un’indennità in bestiame e successivamente in danaro, da parte della famiglia del reo a vantaggio dell’offeso, per ripagare il danno arrecato.

 

Monete Longobarde
Fonte ntr24 – google immagini

Il fine era identico a quello della faida (ripristinare l’equilibrio socio-economico violato) ma senza atti cruenti o scriteriati: infatti il guidrigildo era indicato dai Romani col termine di compositio, a sottolineare la sua funzione ristabilizzatrice.

la cosa interessante è che questo istituto introdusse un vero e proprio “prezzario” delle offese non solo in base alla tipologia di lesione, ma anche e soprattutto in base allo status sociale della vittima: presso alcune popolazione come i Franchi, i Bavari, i Turingi, il risarcimento per l’uccisione di un nobile era di 300 solidi (moneta aurea di origine romana ma diffusa anche tra i barbari), 200 se si trattava di un “arimanno” (ossia un uomo libero, dedito alle armi), 100 in caso nel caso di un aldio (uomo semilibero, dotato di una certa autonomia anche economica ma di limitata libertà). All’ultimo gradino si collocavano i “servi” il cui valore era inferiore, equiparato a quello del bestiame: in genere si trattava di prigionieri di guerra schiavizzati, votati all’agricoltura e all’artigianato, totalmente privi di libertà, esclusi dall’esercito e dall’assemblea del popolo, legati alla terra e ai loro padroni.

In età alto-medievale l’Editto di Rotari (606-652 d.C.), che costituisce la prima raccolta scritta di leggi longobarde, promulgato appunto dal re che ne dà il nome nel 643 d.C., fissa in 900 solidi il risarcimento per la morte di un uomo libero ma va oltre, stabilendo anche l’entità risarcitoria per danni minori: 8 solidi per ciascun dente fatto cadere all’avversario , 16 solidi per una ferita al volto (cap.54), metà del prezzo dell’intero uomo per un naso tagliato o per un occhio , un quarto per un orecchio .

L’assassinio del coniuge viene valutato invece diversamente a seconda del sesso dell’omicida: una moglie che uccida il marito viene condannata a morte, il marito uxoricida invece al pagamento di 1200 solidi, cifra spropositata anche per un libero, tant’è che spesso gli uxoricidi vedevano commutarsi la pena in lavori forzati. Ma tale Editto rappresenta ormai, in età alto-medievale, un’evoluzione in senso normativo ma anche sociale delle antiche pratiche consuetudinarie dei Popoli Germanici.

 

Fonte : Instoria.it

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