Intervista a Elisabetta Gallus
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Intervista a Elisabetta Gallus

Lella ha intervistato per voi Elisabetta Gallus, autrice di “Occhi Invisibili, the time diary”

Scopriamo insieme chi è, dove nasce la sua passione per la scrittura e perché ha deciso di parlare di sclerosi multipla in modo differente.

Ciao e Benvenuta.
Rompiamo subito il ghiaccio cercando di conoscerti meglio. Chi è Elisabetta?
Ciao, è sempre difficile per me rispondere a questa domanda. Vediamo un po’ , io chi sono?
Forse tante cose, tante personalità concentrate in una sola persona o forse nessuna ma di certo so di essere una donna come tante altre, che ha ancora voglia di mettersi in gioco. Curiosa della vita e di ciò che mi circonda, sono una di quelle persone che a 38 anni riscoprono di avere ancora tanta sete di sapere, dopo essere state chiuse in una scatola dalle pareti scure per tanto tempo.
Quando e come è nata la tua passione per la scrittura? 
Ho iniziato a scrivere quando ero solo una bambina, ma non per passione. Ero una bimba timida con una storia pesante sulle spalle e scrivere era per me una necessità, un rifugio, le pagine bianche erano il viso di qualcuno o qualcosa disposto ad accogliere tutti i miei pensieri, le mie paure e le speranze senza dovere essere giudicata sbagliata per la mia infanzia complicata.
Ancora oggi forse il termine più corretto per indicare il mio rapporto con la scrittura non è solo passione ma un bisogno del quale non posso fare a meno.
Il tuo libro racconta una storia intensa e tocca tematiche “delicate” come quella della malattia. Come mai questa scelta?
La mia scelta di affrontare una tematica delicata come quella della sclerosi multipla è stata di mostrare chi sia veramente un malato, e non la malattia e basta.
Dopo avere ricevuto la diagnosi di sclerosi multipla nel 2018 il mio mondo è cambiato e con lui anche il modo in cui gli altri hanno iniziato a guardarmi.
Il terreno sotto i miei piedi è crollato e vedevo solo tanta gente che mi scrutava dal bordo della fossa con occhi impietositi e convinti che sarei potuta solo restare sul fondo per sempre, per
alcuni ero solo l’ennesima poveraccia senza futuro e purtroppo questo succede a causa del giudizio affrettato che è più comodo del semplice atto di capire cosa i miei occhi sono stati capaci di riuscire a vedere più dei loro in una situazione come la mia, nella quale si è costretti a modificare il modo di occupare il proprio spazio nel mondo, dove l’unica cosa concessa è di reagire subito per non perderlo.
Che poi, detto in tutta sincerità, io sono una persona felice e con più consapevolezze nonostante la mia malattia. Ho voluto urlare con la voce della scrittura, e attraverso le mie esperienze del passato e del presente, che noi non siamo la malattia ma esseri umani capaci di vivere ancora e siamo forti, tanto forti al punto di riuscire a fare e vedere cose che altri non sono nemmeno in grado di immaginare. Ho letteralmente liberato i miei mostri e scritto senza filtri tutto quello che ho avuto bisogno di raccontare nel modo in cui sono stata capace di fare. Ancora una volta ho usato una pagina bianca per essere ascoltata ma questa volta non c’era solo un viso ma erano in tanti. Ricordo di avere cercato dei libri dopo la diagnosi che mi sapessero dare delle risposte sul come affrontare questa malattia, su cosa mi aspettasse dietro la porta, avevo un disperato bisogno di sentire la verità su cosa sarebbe potuta diventare la mia esistenza, mi servivano parole sincere di persone vere che stavano attraversando la mia stessa strada e non ho trovato niente capace di soddisfare questa mia necessità. Ho scoperto che molti di noi vivono ancora nel buio, senza avere la minima idea di essere ancora vivi ma accontentandosi di sopravvivere alla malattia. Ho visto la tristezza negli occhi di chi ci sta accanto ogni giorno e che spesso viene ignorato, dimenticato e non ascoltato. Ed io ho voluto puntare un riflettore sulla mia vita per illuminare il mio mondo che altro non è se non lo stesso mondo di molti di noi. Ed è nato “Occhi Invisibili, the time diary”
Immagina ora che una testata giornalistica o un blog ti proponga una sorta di esperimento. Un’intervista a uno dei tuoi personaggi per raccontare il libro. Chi sceglieresti e perché?
Sceglierei un personaggio diverso per ogni racconto, vorrei vedere con i loro occhi la storia a cui appartengono.
Se la scrittura fosse un colore quale sceglieresti e perché?
Io li sceglierei tutti e li farei ruotare fino a farli fondere in uno unico che non ha ancora un nome, uno
che abbagli. La motivazione è che ho sempre considerato la mia vita come una girandola.
Molti scrittori sono anche degli appassionati lettori, ti riconosci in questa definizione? Che rapporto hai con la lettura?
Si, mi riconosco nella definizione di lettrice appassionata. Ho un rapporto morboso con la lettura, nel senso che per me è ossigeno. Come si può vivere senza?
Ho sempre creduto che il primo passo per conoscere il mondo sia proprio attraverso i libri. Sto cercando di trasmettere questa passione alle mie figlie
Parlaci dei tuoi progetti futuri
Ho due progetti importanti da portare a termine e in entrambi i casi sono appena al primo gradino.
Uno è la pubblicazione entro il 2021 del mio secondo libro, genere dispotico e ambientato nel futuro, molto diverso quindi da “Occhi Invisibili, the time diary”. Attualmente sto lavorando alla stesura e spero di riuscire a terminarlo a breve.
Il secondo progetto invece prevede qualche anno di più per la sua piena realizzazione, cioè laurearmi in Lettere Moderne, mi sono iscritta all’Università nel 2019/2020
perché il mio cervello ha bisogno di essere alimentato costantemente per non smettere di funzionare troppo presto e inoltre aspiro a diventare una brava scrittrice e ho ritenuto importante partire dalle basi, quindi oltre a studiare come una pazza incrocio anche le dita per me stessa e mi auguro di giungere al termine in entrambe le imprese.
Immagina ora di poter “entrare” nella tua storia e di poter dire qualcosa alla protagonista, Betta. Dove la incontreresti e cosa le diresti?
C’è una parte del libro in cui la protagonista si trova a cinquanta piani da terra, bagnata dalla pioggia e intenta a spostare i grattacieli che la circondano usando il movimento delle dita, io vorrei essere lì con lei a muoverli. Se chiudo gli occhi e lascio le mie braccia galleggiare nell’aria, posso vedere le mie dita smuovere nella notte quegli enormi giganti di vetro. Penso che le direi solo di
non smettere mai di farlo perché è una sensazione incredibile.
Grazie infinite ad Elisabetta per la sincerità, la trasparenza e la disponibilità e speriamo di pubblicare presto la segnalazione del suo nuovo libro! 
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