“Io sono verticale” di Sylvia Plath

Poesie di grandi autori

Per la rubrica dedicata alla poesia d’autore oggi vi parliamo di Sylvia Plath

 

 

 

 

 

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

 

Sylvia conosce ed impara ad amare la poesia grazie alla madre ma dedica molte delle sue opere al padre, morto precocemente quando la Plath aveva solo otto anni.

Una vita ricca di esperienze, alla ricerca costante dell’ eccellenza accanto ad un uomo dedito alla poesia Ted Hughes, in continuo contrasto tra i desideri e la visione cupa della realtà.

Sylvia non è mai soddisfatta della sua opera e segue seminari e corsi, studia continuamente per migliorarsi ma riesce a trovare la sua vera natura d’artista solo in preda alla rabbia, quando cacciò di casa il marito a causa di una relazione extraconiugale.

In  quel periodo scrisse le quaranta poesie di Ariel e dichiarò:

«Vivo come una spartana, scrivo in preda a una febbre e produco quello che per anni avevo chiuso a chiave dentro di me. Mi sento stordita e molto fortunata. Continuavo a dirmi che ero il tipo che riusciva solo a scrivere quando era tranquilla e in pace, ma non è vero, la musa è venuta qui, adesso che Ted se n’è andato»

 

Lella Dellea

OurFreeTime

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