La Pietra by Lella Dellea

Rubrica del venerdì

Natale è ormai passato ma visto il successo riscosso continuiamo a pubblicare storie brevi

 

La Pietra

Sono sfinito; da giorni mi nascondo nella grande foresta magica cercando di non attirare l’attenzione, mi nutro del minimo indispensabile e sono sempre all’erta.
Da quando Avars, indiscusso re dei demoni, ha iniziato questa caccia selvaggia nei miei confronti vivo nel terrore di essere catturato.
Vorrei fuggire lontano ma uno dei suoi soldati, qualche tempo fa, è riuscito ad avvistarmi e a colpirmi con una delle loro armi speciali, quella che chiamano “saetta di dolore” e non sono in grado di percorrere lunghi tratti.
Lunghi brividi percorrono la mia spina dorsale se ripenso a quell’episodio.
Un lampo di luce violaceo ha squarciato il buio e un attimo dopo ho avvertito un bruciore lancinante sul fianco destro, per giorni ho patito pene indicibili, come se nel mio corpo stesse divampando un incendio.
Se fossi stato più piccolo o più debole non avrei resistito tanto ma, per mia fortuna, sono forte e appartengo ad una razza superiore e magica.
A noi non servono erbe o medicinali, il nostro corpo si rigenera autonomamente, basta aspettare, l’importante è che l’involucro che racchiude il nostro cuore, al centro del petto, rimanga intatto.
Sono ormai nella fase di guarigione, il dolore sta lentamente diminuendo e tra pochi giorni la ferita si sarà completamente rimarginata ma devo assolutamente bere.
Ho le fauci secche e la gola dolorante a causa dell’arsura, ho aspettato il più possibile ma non posso procrastinare ancora.
Cerco di raggiungere le sponde del logo dorato in assoluto silenzio, anche se l’impresa risulta ardua data la mia stazza.
Ogni passo produce un tonfo sordo che rimbomba nella vallata, inavvertitamente rompo un ramo e mi blocco sul posto. Ogni fruscio o piccolo schiocco è come un boato per le mie orecchie.
Uno stormo di volatili argentei raggiunge la riva, a breve distanza dal mio rifugio.
Sono dei Feniliver, per un attimo resto incantato ad osservarli, le zampe lunghe, eleganti di un verde turchese con riflessi metallici, le piume lunghe ed affusolate che ricoprono il corpo e paiono schegge di metallo prezioso, gli occhi fissi dalla forma e il colore di diamanti puri ed infine il becco che pare una spada iridescente.
La meraviglia cede ben presto il passo alla frustrazione. Sono costretto a fermarmi nuovamente, se mi vedessero, si spaventerebbero e spiccherebbero il volo in gruppo con un gran frastuono rivelando all’esercito di Avars una presenza inconsueta in questa zona.
Non posso evitare di chiedermi dove sia il mio compagno, spero che stia bene e che torni presto. Si è addentrato tra gli alberi ancor prima del mio ferimento per raggiungere la città e recuperare la pietra del tempo e dello spazio, l’unica che ci permetterebbe di modificare il mio destino.
Sapevamo entrambi che il suo fallimento avrebbe portato, inevitabilmente, alla morte di entrambi.
Finalmente lo stormo decide di allontanarsi, avverto un frullio d’ali e riprendo a respirare regolarmente, attendo che il battito del mio cuore si regolarizzi e conto mentalmente fino a cinquanta prima di avviarmi verso il bacino.
Mi avvento sul liquido limpido e fresco senza soffermarmi ad osservare la mia immagine nello specchio d’acqua.
Una serie di lunghe sorsate dona finalmente sollievo al mio corpo massiccio, una nuova energia mi pervade, per un istante mi pare di essere rinato ma la pace dura poco.
Un rumore alle mie spalle attira la mia attenzione, mi volto agitato ma sono troppo lento, ancor prima di realizzare ciò che sta accadendo, una robusta rete dalle maglie magiche mi avvolge, impedendomi ogni movimento.
Una risata agghiacciante riempie la valle, sento il mio corpo librarsi in aria e una forza sconosciuta mi sospingermi  fino alla piazza centrale della città.
In un breve  lasso di tempo mi ritrovo catapultato in mezzo alla folla urlante.
– Uccidete quel mostro! – sento ordinare da una voce fredda e sconosciuta.
Un soldato dal volto color antracite mi si avvicina e spara una sorta di dardo sul lobo del mio orecchio destro.
Sto per perdere il controllo ma nella mente sento la voce di Alex, il mio compagno di avventure, nonché mio cavaliere che mi suggerisce cosa fare.
-Calmo! Fingi di dormire profondamente e aspetta che ti liberino dalla rete
Il nostro legame è indissolubile e abbiamo la capacità di comunicare grazie alla telepatia, ma ciò accade solo a distanza ravvicinata, il che significa che è nei paraggi.
Prima di chiudere le palpebre scruto la moltitudine di esseri urlanti e scorgo  leggermente in disparte un uomo incappucciato, il volto è parzialmente nascosto ma riconoscerei quello sguardo ovunque; la luce nei suoi occhi esprime  gioia e speranza, so cosa significa.
Ha trovato ciò che cercava.
Seguo le sue indicazioni e fingo di crollare in un sonno artificiale.
Dopo pochi minuti ai soldati viene impartito l’ordine di liberarmi e di staccale le squame dorate dalla mia coda per poterle rivendere.
Avverto nuovamente la voce di Alex
– Al mio tre apri gli occhi, alzati e spicca il volo. Fuoco in abbondanza ma solo per spaventarli, non devi ferire nessuno! 1 … 2 … 3!
Eseguo le istruzioni alla lettera, e riesco anche a sorridere vedendo le espressioni sconcertate dei presenti.
Mentre dall’alto sputo fuoco in aria, con la coda dell’occhio, individuo una sfera luminosa che mi raggiunge e si posa sulla mia schiena possente e finalmente Alex riprende il suo posto tra l’attaccatura delle mie ali.
-Ed ora, amico, aprirò lo scrigno della pietra del tempo e dello spazio e potremo tornare a tre anni fa, prima che decidessero di annientare i draghi! Insieme cambieremo il corso della storia e daremo
vita ad una civiltà felice e pacifica! Si parte!
Detto ciò lo sento pronunciare una strana formula, un buoi intenso ci avvolge per qualche istante per poi lasciare spazio alla luce del sole in un cielo terso.
Guardo verso il basso e non riesco a trattenere lacrime di commozione, sotto di noi la valle dei draghi è piena di vita e di colore.
Ed ora che la nuova storia abbia inizio!

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Una risposta a “La Pietra by Lella Dellea”

  1. Letto in un fiato. Molto scorrevole e lascia molto spazio all’immaginazione finché i personaggi vengono descritti. Mi è piaciuto. Giovanna

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