“L’eredità” di Lella Dellea

Rubrica del venerdì

Riprende il ciclo dei racconti brevi

Oggi una storia di sentimenti,impegno,sport, di amicizia e …

 

Il caldo mi pare insopportabile ed una cappa pesante di umidità e odori poco piacevoli aleggia sopra le nostre teste.

Cerco di isolarmi, di non ascoltare il brusio attorno a me e quel “tac  tac” cadenzato che proviene dalla mia destra.

Devo ritrovare la concentrazione e la calma, giro lentamente il capo verso le gradinate ma realizzo immediatamente di aver avuto una pessima idea.

Incrocio involontariamente il suo sguardo pieno di aspettative e la paura mi assale, è come se avvertissi una potente morsa che stringe le mie membra rendendo i movimenti lenti e faticosi.

Mi rimetto in posizione, piego leggermente le gambe, afferro saldamente la racchetta e ripasso mentalmente gli insegnamenti ricevuti nei numerosi allenamenti. Il ragazzo di fronte a me mi rivolge un sorriso che appare come un ghigno sadico e si appresta a battere.

Non riesco ad estraniarmi, è come se i miei sensi si fossero acutizzati di colpo, avverto un forte senso di nausea e il vociare in sottofondo mi infastidisce mentre osservo la pallina che rimbalza, bianca e leggera, sul tavolo blu per poi raggiungermi con uno strano effetto a parabola, mi riscuoto bruscamente e riesco miracolosamente a colpirla e a rimandarla nel campo avversario ma non si tratta certo di un buon tiro, mi muovo in modo scoordinato, a scatti, senza dosare le energie e regolare la traiettoria.

Di fronte a me c’è un vero campione, uno che ha vinto tutto negli ultimi due anni, che ha classe e tecnica da vendere, come posso pensare io di affrontarlo e batterlo? Non ho il tempo di metabolizzare questo pensiero e di scacciarlo una volta per tutte dalle mie sinapsi, odo solo un “toc” secco e deciso e la pallina colpisce l’angolo a destra con una potenza ed una velocità devastanti. Rimango immobile, non cerco nemmeno di allungare il braccio e di prenderla. Il sogno è svanito, la partita è finita ormai, è inutile che insista! L’arbitro aggiorna il punteggio, quinto set, quello decisivo,  10 punti lui e 4 io.

Giada chiede il time out, mi avvicino alla sua sedia e sorseggio svogliatamente un p0′ d’acqua. Non parla, si guarda la punta delle scarpe, il volto è arrossato e vedo una lacrima scivolare sul suo bel volto e cadere sul pavimento della palestra.

All’improvviso avverto l’adrenalina scorrermi nelle vene, mi avvicino a quella ragazza irruenta e generosa, che fatico a riconoscere “Hei che succede? ” Solleva il bel viso e fissa i suoi splendidi occhi gonfi e arrossati nei miei

” Lui avrebbe fatto carte false per essere qui e tu lo sai! Era il suo sogno questo ! Non ha avuto il tempo per realizzarlo ma il minimo che tu possa fare per ringraziarlo è dare il massimo, invece te ne stai lì immobile, incapace di reagire! Tu eri il suo orgoglio, il fratello che non ha mai avuto! Ti ha insegnato tutto ciò che sapeva ma soprattutto ti ha sempre spronato a superare i tuoi limiti. So per certo che se ci fosse lui al mio posto sarebbe deluso ed amareggiato perché pare che tu non abbia imparato nulla!” detto ciò mi volta le spalle e si allontana di corsa. Non posso inseguirla anche se vorrei, abbandonare il campo di gioco significherebbe dare partita vinta all’avversario e non posso permettermelo. Ha ragione lei, devo lottare fino alla fine e dar e tutto ciò che posso, lasciarmi sopraffare dal dolore per la sua perdita e dalla paura non porterà a nulla. Ho lavorato duramente per arrivare qui, lui mi ha seguito, non ha mai saltato un allenamento anche se a volte faticava anche a reggersi in piedi , provato dalla chemioterapia o dai dolori lancinanti.

 

Guido non è più qui, era lui il vero campione, era agile, elegante, aveva una classe unica ma il destino ha deciso per lui, la diagnosi, la malattia, i tentativi di cura e pochi giorni fa, la dipartita.

Rivedo il suo viso ormai scheletrico e quegli occhi che non hanno mai spesso di sorridere. Non posso impedirmi di rileggere mentalmente quella lunga lettera che il mio migliore amico ha scritto nel suo ultimo giorno, quando non aveva nemmeno la forza di parlare, e quella frase finale che mi è rimasta nel cuore

” Ti ho insegnato tutto ciò che sapevo affinché diventassi ciò che io non potrò più essere. “

Non posso deluderlo, è una grossa responsabilità la mia ma è doveroso almeno provarci.

Con un nuovo spirito raggiungo il tavolo da gioco, ora non avverto più nulla, è come s mi trovassi in una bolla, la rete, le racchette, la pallina e l’avversario. Mi muovo come se avessi le ali, intercetto i colpi con facilità, ribatto con energia e determinazione e alla fine ho la meglio 14 a 12 per me.

A partita terminata Giada mi raggiunge e mi abbraccia con enfasi, “Grazie” sussurra a fior di labbra “Mio fratello sarebbe fiero di te! E ora che ti sei qualificato non sperare di andare alle olimpiadi senza di me!”.

Lella Dellea

OurFreeTime

 

Lascia un commento