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8 Maggio 2019 – Naomi Klein

Naomi Klein

Buon Compleanno a Naomi Klein, giornalista e scrittrice canadese

Conosciamo meglio Naomi Klein, donna determinata e schietta, rivoluzionaria e promotrice dell’antiglobalizzazione

 

Naomi nasce a Montreal in Canada l’8 Maggio 1970. Il padre medico e la madre regista le permettono di crescere in un ambiente progressista e radicale.

Fin dall’adolescenza però Naomi Klein prende le distanze da questa tendenza per dedicare le sue attenzioni a ciò che considera le sue passioni : la moda e il design.

Durante gli studi universitari si avvicina al giornalismo e diventa direttore del magazine universitario “The Varsity” .

La sua attività giornalistica diventa prioritaria, tanto da abbandonare gli sudi per una collaborazione con “Toronto Globe and mail”.

Dopo qualche anno pubblica il suo primo libro “No Logo”, opera di critica e denuncia verso l’atteggiamento delle multinazionali nei confronti degli utenti e dell’ utilizzo non sempre eticamente corretto dei mezzi di comunicazione e marketing.

 

Nike, McDonald’s, Shell. Il mondo è nelle mani delle multinazionali, che hanno creato bisogni e miti di cui, per decenni, siamo stati schiavi. Ma lo sforzo dei grandi colossi per rendere omogenee le nostre comunità e monopolizzare il linguaggio condiviso ha generato una forte ondata di resistenza, testimoniata da diverse e diffuse azioni di guerriglia. Dallo sfruttamento nelle fabbriche dell’Indonesia e delle Filippine, in cui viene calpestato ogni diritto umano, ai centri commerciali propagatori di life-style del Nord America, fino alle campagne più massicce di attivisti, manifestanti e hacker, Naomi Klein spiega e analizza le ragioni della contestazione e le contraddizioni dell’economia globale. E, in quest’ultima edizione, ci racconta come oramai anche la politica sia asservita alle leggi dei marchi, offrendoci un’analisi inedita e sconcertante del fenomeno Obama. Al contempo analisi culturale, manifesto politico e inchiesta, No Logo è il primo libro che racconta una storia di ribellione e autodeterminazione nei confronti dello strapotere dei marchi.

 

 

Nel 2002 ripete l’esperienza con “Faces and windows” (“Recinti e finestre” pubblicato da Rizzoli), una raccolta di articoli riferiti all’ anti-globalizzazione

La sua icona di contestatrice verso le politiche sociali del nostro secolo le viene però definitivamente attribuita dopo la pubblicazione, nel 2007 di The Rise of Disaster Capitalism” (“Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri” editore Rizzoli) 

Che cos’hanno in comune l’Iraq dopo l’invasione americana, lo Sri-Lanka post-tsunami, New Orleans dopo l’uragano Katrina, le dottrine ultraliberiste della Scuola di Chicago e alcuni esperimenti a base di elettroshock finanziati negli anni Cinquanta dal governo americano? Secondo Naomi Klein, l’idea che sia utile cancellare un intero tessuto sociale per costruire da zero un’utopia, quella dell’ultraliberismo. L’autrice denuncia un capitalismo di conquista che sfrutta cinicamente i disastri.

 

Nel settembre 2014 ha pubblicato il libro “Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile”. In quello stesso anno ha vinto il premio Hilary Weston Writers’ Trust nella sezione saggistica.

 

Il capitalismo non è più sostenibile. A meno di cambiamenti radicali nel modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche – con i consumi e le emissioni aumentati vertiginosamente – non c’è modo di evitare il peggio. Cosa fare allora? Il messaggio è dirompente: si è perso talmente tanto tempo nello stallo politico del decidere di non decidere, che se oggi volessimo davvero salvarci dal peggio dovremmo affrontare tagli così significativi alle emissioni da mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia: la crescita del PIL come priorità assoluta. “Non abbiamo intrapreso le azioni necessarie a ridurre le emissioni perché questo sarebbe sostanzialmente in conflitto con il capitalismo deregolamentato, ossia con l’ideologia imperante nel periodo in cui cercavamo di trovare una via d’uscita alla crisi. Siamo bloccati perché le azioni che garantirebbero ottime chance di evitare la catastrofe – e di cui beneficerebbe la stragrande maggioranza delle persone – rappresentano una minaccia estrema per quell’élite che tiene le redini della nostra economia, del nostro sistema politico e di molti dei nostri media.”La via d’uscita che intravede Naomi Klein non è una Green Economy all’acqua di rose, ma una trasformazione radicale del nostro stile di vita. “La buona notizia è che molti di questi cambiamenti non sono affatto catastrofici; al contrario, sono entusiasmanti”.

 

Fonti: Sinossi da ibs.it , biografieonline

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