Un racconto sotto l’albero 1° prova – Natività di Lella Dellea

16 Ottobre 1793

Attraverso il vetro sottile della finestra, osservo il fiume umano che si è riversato nelle strade Parigine, un popolo intero che accorre in piazza per assistere alla morte di Maria Antonietta, tristemente nota per gli intrighi di palazzo nel periodo precedente alla rivoluzione.

Per la prima volta in vita mia, ringrazio il signore per avermi reso sordo alla tenera età di sei anni, non credo che sarei riuscito a fingere indifferenza udendo i commenti sprezzanti e i giudizi negativi verso la Regina.

Questi rozzi popolani credono che questa esecuzione sia un nuovo inizio, che la democrazia salverà la Francia.

Poveri stolti!

Si sono fatti ingannare dalle promesse e dalle belle parole, ma i capi della rivoluzione desiderano solo il potere e a farne le spese è una donna vittima di un matrimonio politico che l’ha resa infelice ed ora la porterà ad una morte prematura.

Distolgo lo sguardo e mi allontano, mi siedo su una vecchia sedia sgangherata, appoggio il capo al muro dietro di me e chiudo gli occhi, sopraffatto dai ricordi.

 

25 Dicembre 1778

Parigi era in fermento, i reali avrebbero passato le festività al Palazzo, a causa della recente nascita della primogenita della famiglia reale.

Avevo circa dieci anni all’epoca e lavoravo come garzone presso un falegname, un brav’uomo ed un grande maestro.

All’alba avevo caricato il mio carretto e avevo raggiunto il cortile, sul retro della reggia, per consegnare le cassette decorative, in legno intagliato, che ci erano state commissionate per l’occasione.

Non avevo voglia di tornare subito al lavoro, quindi mi attardai negli immensi giardini e avvistato un grosso pino decisi di arrampicarmi per curiosare, tramite le ampie finestre, nei locali del palazzo.

Raggiunta un’altezza ragionevole, iniziai a guardarmi intorno. Alla mia destra scorsi solo pesanti tendaggi di velluto scuro con decori dorati ma quando mi voltai mi apparve l’immagine di una giovane donna bellissima e raggiante.

Semidistesa in un immenso letto a baldacchino, con colonne dorate e coperte candide, poggiava la schiena su morbidi guanciali, sapientemente depositati sullo schienale in legno intarsiato e decorato. Cullava con dolcezza un fagottino candido, e il suo sguardo, rivolto verso la rosa creaturina era pieno di amore.

La donna aveva lunghi capelli sciolti sulle spalle ed era pallida ma, all’altezza degli zigomi, un leggero rossore le illuminava gentilmente il viso, mentre con un dito sfiorava delicatamente la guancia del pargoletto.

 A causa della mia sordità, avevo imparato da tempo a comprendere ciò che gli altri dicevano osservando attentamente il movimento delle loro labbra, perciò non mi risultò difficile decifrare il dialogo tra la nobildonna e la sua ancella e scoprire, con mia enorme sorpresa, di essere al cospetto della regina in persona; Sua Maestà Regina Maria Antonietta.

Fui immediatamente sopraffatto dal suo fascino, dalla gentilezza e dalla semplicità che i miei occhi scorsero, ben lontane dai racconti uditi sul suo conto.

Nella mia mente scorrono ininterrotte le immagini di quel mattino in cui, a sua insaputa, ebbi modo di conoscerla sin nel profondo.

Con affetto e malinconia rammento parte del suo discorso con l’ancella:

< Mia signora, ora dovrei riportare la delfina nella sua stanza. Tra poco vostro marito si alzerà, parteciperà alla Santa Messa di Natale e inizierà una lunga giornata di festeggiamenti e non vorrei che qualcuno si accorgesse che la piccola non si trova nella sua culla.>

< No vi prego, aspettate ancora un po’! > la supplica.

< Sua maestà, non posso, mi dispiace!> risponde la giovane, si vede che è dispiaciuta ma probabilmente teme di perdere il lavoro.

< Juliette, mia cara, oggi è Natale> ribatte la sovrana < e qual è il vero significato di questa festa?>

L’ancella arrossisce visibilmente e probabilmente con un fil di voce risponde < Non saprei mia signora!>

Maria Antonietta le sorride, comprensiva e risponde al suo posto

< Oggi si ricorda la nascita di Nostro Signore. Dio ha mandato suo figlio sulla terra, per dimostrarci il suo immenso amore e per diffondere messaggi di pace e fratellanza. Subito dopo la nascita del Messia, guidati dalla Stella cometa giunsero da lui tre Re, portando dei doni e in ricordo di questo episodio, ancor oggi, per tradizione, a Natale ci si scambia regali.

Perciò vi prego, raggiungete il Re, mio consorte e riferitegli che sua moglie oggi vorrebbe un dono speciale.>

< Certo, mia signora, ma, di grazia, potrei sapere cosa chiedere esattamente a Sua Maestà? Desiderate altri gioielli, abiti, palazzi, calzature o cos’altro? >

La sovrana scoppiò in una risata, pose la sua piccola mano sulle labbra per darsi un contegno, e appena riprese fiato, con candore sentenziò:

< Nulla di tutto ciò mia cara. Vai da Luigi XVI e riferisci che quest’anno vorrei umilmente chiedere, come regalo, di poter passare una giornata intera con la piccola Maria Teresa Carlotta, nostra figlia.>

L’ancella, seppur titubante, lasciò la piccola tra le braccia della madre e si allontanò dalla stanza.

Si era fatti tardi perciò scesi dall’albero, recuperai il carretto e tornai alla bottega ma non dimenticai mai quell’ episodio.

Da allora, la mia visone del Natale cambiò.

Compresi che oggetti o ricchezze materiali non sono nulla senza affetti.

16 Ottobre 1793

Mi rialzo e guardo nuovamente la strada, ormai non c’è quasi più nessuno, saranno tutti in piazza, per assistere alla morte di quella che da tutti è stata definita una perfida arrivista capricciosa.

Poveri stolti!

Riprendo a realizzare la mia scultura in legno, sotto le mie abili mani sta prendendo forma una natività moderna, con le sembianze di quella che per me sarà sempre l’unica Regina, che culla dolcemente la sua creatura.

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