I termini che non conoscevo
I termini che non conoscevo

Pragmatismo

Per la nostra rubrica di oggi dedicata ai termini della lingua italiana parleremo di una corrente filosofica, ma anche di un atteggiamento abbastanza comune

pragmatismo (o prammatismo) s. m. [dall’ingl. pragmatism, der. del gr. πργμα -ατος«cosa, fatto»].

1. Termine introdotto dal filosofo statunitense Ch. S. Peirce (1839-1914) per caratterizzare la propria concezione analitica del linguaggio secondo la quale, per provare, indipendentemente dall’uso di categorie a priori, la veridicità di un’affermazione, occorre accertarne l’ambito di applicazione, verificando nella pratica la sua validità teoretica. Da tale formulazione si distaccò il filosofo statunitense W. James (1842-1910), accentuando il valore totalizzante dell’azione e conferendo quindi al pragmatismo il carattere di teoria metafisica e morale della verità (in polemica con queste posizioni, Peirce preferirà definire le proprie come pragmaticismo).

2. Atteggiamento che tende a privilegiare i risultati concreti, le applicazioni pratiche, più che i principi o i valori ideali. Per estens., comportamento spregiudicato che punta solo al raggiungimento dei proprî fini.

Fonte:Vocabolario Treccani

 

Corrente filosofica che si basa sulla pratica quale metodo di verifica e controllo della realtà, in contrapposizione con l’intellettualismo dell’Ottocento.

Il pragmatismo si sviluppò tra la fine del secolo scorso e il primo ventennio del sec. XX, principalmente un America, ma ebbe vasti riflessi anche sul pensiero europeo ed italiano.

Le tesi fondamentali del pragmatismo – come il termine stesso – furono introdotte dal filosofo americano C. S. Peirce che sosteneva che la conoscenza di una cosa è strettamente collegata all’interesse pratico e concreto che la cosa per noi presenta, e l’idea che ce ne facciamo non è che l’insieme, la somma delle idee che la cosa suscita per il nostro interesse pratico.

Diverso invece il punto di vista dell’altro grande del pragmatismo americano, W. James, che sostiene una generale superiorità della pratica sulla teoria, e quindi stabilisce un criterio utilitaristico per giudicare della verità delle proposizioni scientifiche e filosofiche.

L’italiano Giovanni Papini invece si sofferma maggiormente sull’esistenza di Dio e sull’immortalità dell’anima.

 

Questa concezione filosofica ha avuto grandi effetti sulla forma mentis degli individui, tanto che l’essere pragmatico è diventato nel tempo un atteggiamento mentale, un modo di essere e vivere le circostanze.

Ma quali sono le caratteristiche della persona pragmatica?

 

Atteggiamento pragmatico

Una persona pragmatica è orientata al fare e alla realizzazione concreta dei propri obiettivi.

Il focus è l’esecuzione pratica di gesti, azioni, utilizzo di mezzi per generare esisti concreti, tangibili e utili nella realtà circostante.

Una persona pragmatica È rivolta alla concretezza , non si sofferma sugli aspetti teorici e astratti delle cose ma cerca di comprenderne quelli pratici e di effettiva esecuzione.

Davanti ai problemi non si sofferma sulle cause e sulle possibili conseguenze e speculazioni teoriche, ma cerca attivamente e nel minor tempo possibile una situazione concreta, possibilmente positiva e funzionale alla modifica della realtà.

Non è solamente un modo di agire ma una vera forma mentale che cerca un risvolto utile e concreto nelle situazioni, la modalità migliore per ottimizzare tempo, energie e risorse per arrivare a risultati evidenti e reali.

Sono persone che fanno e agiscono, sono intraprendenti e dotate di senso pratico che permette loro di prendere in mano situazioni anche complesse e risolvere, modificando la realtà nel concreto senza lasciarsi trascinare da eccessiva riflessione e ricerca di significati.

 

 

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