Recensione “Il re di carta” di Maria Elisabetta Giudici

Il re di carta

Buon Giovedì e Buona lettura della recensione a tutti!

Questa settimana vorrei parlarvi di “Il re di Carta”

 

Trama

1861. Cesidio e Mario, pastori in Terra di Lavoro, vengono incaricati in gran segreto dall’Abate
di Montecassino di consegnare al Re Francesco II di Borbone una preziosa scatola, fondamentale
per la salvezza del Regno delle Due Sicilie. Il piano non andrà nella direzione prevista. Si
evocheranno dunque storie antiche di briganti, di emigrazioni, di terre lontane, di viaggi, di
tesori nascosti, di felicità e delusioni. In mezzo alle turbolenze della Seconda Guerra Mondiale,
Margherita, battagliera e consapevole, e Dwight, irriducibile sognatore, accompagnati dalle
loro insoddisfazioni raggiungeranno l’Italia da mondi diversi per rintracciare la preziosa scatola.
Sulle tracce del proprio passato, alla ricerca del senso della propria esistenza, si sfi oreranno
appena senza riuscire a conoscersi, in un viaggio nei luoghi delle loro origini, vittime
inconsapevoli di eventi tragici e coinvolgenti.

 

La mia opinione

Leggere questo romanzo è stato come immergersi nel passato. Le descrizioni meticolose ed attente dei luoghi, degli eventi permettono al lettore di ritrovarsi in un’epoca a noi lontana, anche se non troppo. A cavallo tra il 19° e il 20° secolo. La cura e l’amore per la storia, per lo studio e per l’analisi del contesto sono molto evidenti e, per quanto mi riguarda, molto apprezzate. La storia è interessante e avvincente fino al finale inconsueto e di una profondità disarmante nella sua semplicità. Purtroppo ho riscontrato qualche refuso di troppo e la “velocità” della narrazione mi è parsa poco equilibrata. Avrei dedicato meno tempo e spazio ad alcune scene dando un maggior risalto ad altre ma è un’opinione puramente personale. Nel complesso un lavoro più che discreto.
CONSIGLIATO : A chi ama la storia o vuole riscoprire il mezzogiorno e parte delle sue vicissitudini nel corso degli anni. A chi cerca un punto di vista originale, al di fuori dagli schemi
SCONSIGLIATO: A chi ama ritmi rapidi e frenesia continua, a chi non è capace di vedere gli eventi con gli occhi e il modo di pensare dei secoli scorsi

Estratto:

Il parto che mi mise al mondo fu difficile come la maggior parte delle vicende della mia vita.
Le doglie cominciarono alle tre di notte e si protrassero inutilmente per almeno
ventiquattr’ore, sotto la vigile assistenza della Pina e di Maria, una vicina di stanza e alle
quattro del mattina del giorno seguente, dopo un’affannosa corsa al Mount Sinai Hospital, mi
tirarono fuori a forza grazie ad un dolorosissimo taglio cesareo che costrinse mia madre a letto
per un paio di settimane. Quando vidi le luci della camera operatoria pesavo si e no tre chili, la
testa deforme e spelacchiata, la faccia stropicciata e il resto racchiuso in un mucchietto di
ossa e pelle tanto che mi accorsi da sola quanto fossi brutta. Con il passare del tempo l’aspetto
da primate denutrito andò a migliorare e intornoai quattro anni il lungo mantello di capelli
color carota che non mi tagliavano dalla nascita e gli occhi verdi presi da mio padre mi resero
quasi carina. Avevo formidabili polmoni da cantante lirica, capaci di spingere le mie urla fin
sulla strada e un carattere socievole e sorridente, ereditato da mia madre, insieme a un
appetito vorace che mi aveva consentito di mangiare senza alcun aiuto fin dal primo anno di
età. Iniziai direttamente a correre saltando la fase delle quattro zampe e del camminare
barcollante, con la povera mamma costretta ad inseguirmi per evitare che precipitassi dalle
scale o mi mangiassi il sapone da bucato.
Ma a parte questa grande vitalità e la scarsa inclinazione alla disciplina e alle costrizioni, ero
una bambina affettuosa ed educata. Avevo solo un anno quando scoppiò la Prima Guerra
Mondiale e, da come si erano messe le cose, l’intero pianeta si rese conto che nulla avrebbe
potuto evitarla.

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