Recensione “Piccole vite infelici” di Stefano Labbia

Piccole vite infelici

Questo giovedì nella rubrica dedicata alle recensioni vi proponiamo la mia opinione su “Piccole vite infelici” di Stefano Labbia

Torniamo a parlare di “Piccole vite infelici” di Stefano Labbia dopo la nostra precedente segnalazione

“Esistenze frenetiche, convulse. A tratti gelide, prese da affanni e logora-
te dalla vita moderna, prevalentemente vissuta tramite mezzi meccanici ed

elettronici. Forse alla fin fine, vuote. Troppo occupate a fare e non a vedere.
A creare, a lavorare, a guadagnare e non ad amare. Né se stessi, né gli altri.”

 

LA MIA OPINIONE

Potrei definirla un’opera inconsueta. Uno spaccato di realtà, espresso con disillusione, un pizzico di cinismo e molta onestà. Le vite dei protagonisti si intrecciano ma al tempo stesso proseguono in autonomia mantenendo però una costante comune, quel senso di inquietudine, di desideri irrealizzati di angoscia repressa che spesso impregna la vita di molti.
I ragazzi qui descritti sono molto realistici, è facile immaginarli, supporre di incontrarli nelle strade di una grande città.
Non mancano le scene umoristiche, che fanno sorridere e quelle di maggior introspezione che portano ad un’analisi più accurata.
Non ho riscontrato particolari errori a livello espressivo ma lo stile appare confuso , ingarbugliato e al contrario di quanto possa sembrare, anche questo a mio avviso fa parte del progetto, non sarebbe possibile descrivere in modo pulito e lineare la complessità della quotidianità.
CONSIGLIATO: A chi ama gli spaccati di realtà
SCONSIGLIATO : a chi cerca la storia strappalacrime con il classico lieto fine.
La sua referente – autrice per il progetto era Maya, giovane ragazza del Sud Italia, alta, magra e dal naso aquilino. I due si conobbero sul web: anche Maya aveva messo annunci per costituire una crew ed un cast per girare la serie. A zero budget.Ma non un zero budget normale, ossia una somma inferiore ai 30000 euro. Ma proprio a zero zero budget. Ossia senza spendere un solo centesimo. Progetto, forse, anche più ambizioso,
da un certo punto di vista, di quello horror di Melina. Marco Marcello prima di accettare la proposta di Maya si prese del tempo: oltre all’horror di Melina, aveva da seguire anche alcuni suoi progetti e c’era il lavoro, anche se saltuario, da considerare.

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