Thomas Hobbes
Citazioni ed Aforismi

Thomas Hobbes

Thomas Hobbes fu un celebre filosofo nato il 5 Aprile 1588

Oggi prendiamo spunto da una frase di un filosofo del XVI secolo, in contrapposizione con le teorie cartesiane e sostenitore dell’esigenza di uno stato assolutista per mantenere l’ equilibrio nella società

Thomas Hobbes nacque il 5 Aprile 1588 , studiò ad Oxford e successivamente fu assunto come precettore presso la famiglia del barone William Cavendish con cui mantenne rapporti stretti lungo tutto l’arco della sua esistenza. Ebbe modo di viaggiare in Europa visitando anche l’ Italia dove incontrò Galileo Galilei a Pisa.

I viaggi e le conoscenze acquisite nonché le personalità di spicco da lui incontrate non fecero altro che acuire in lui la consapevolezza della inadeguatezza delle competenze scolastiche generalmente impartite ed il bisogno di un profondo rinnovamento.

I contatti con l’ambiente scientifico parigino, con l’opera e la persona stessa di Galilei rafforzarono in lui questa tendenza verso una filosofia scientifica, ossia costruita sulla base di nozioni semplici e assolutamente certe, in particolare sulla nozione di movimento, intesa come capace di spiegare tutti gli aspetti della realtà.

Hobbes applicò un metodo deduttivo e di rigore quasi scientifico anche alla filosofia politica, base del suo pensiero e fulcro delle sue riflessioni. Hobbes fonda le sue teorie sul presupposto che l’essere umano, guidato da un istinto primordiale, sia portato verso il desiderio di possesso di cose comuni e si sforza di evitare la morte violenta.

La convivenza con gli altri esseri umani, in uno stato di natura, risulta complessa a causa dell’istinto di sopraffazione che porta alla mancanza di obiettività e di senso della giustizia.

 

L’uomo tende quindi a desiderare uno stato civile che garantisca equilibrio e pace.

Pur di raggiungere questo obiettivo è disposto a rinunciare ai propri illimitati diritti a favore di un terzo che tramite il governo possa esprimere razionalità ed equità . Hobbes punta ad una politica assolutistica, laica fondata sulla razionalità e non su tradizioni o basi religiose , prediligendo la forma monarchica. Il diritto imprescindibile all’autoconservazione non può in ogni caso essere abolito o messo in discussione nemmeno dal sovrano stesso.

Il suo desiderio era quello di realizzare un’opera sistematica, gli Elementa philosophiae, divisa in tre parti, De corpore, De homine, De cive (fisica, antropologia, politica), basato sui suoi concetti filosofici meccanicistici .

La filosofia di Hobbes risultò essere  in contrapposizione con quella cartesiana non solo come metodo di analisi della filosofia ma anche come interpretazione dell’ utilizzo della ragione.

Tanto che nel 1641 pubblicò le “Obiezioni alle Meditazioni cartesiane”

La suo opera più conosciuta resta comunque “Il leviatano” in cui il filosofo spiega che per poter raggiungere uno stato di pace ed equità non siano sufficienti le capacità e la buona volontà dei singoli ma sia indispensabile una figura super partes che si preoccupi di gestire il governo. Tale figura viene ricondotta al leviatano ( un mostro biblico che incuteva terrore ) perché in grado di intimorire i cittadini.

Tornato in Inghilterra nel 1651, riprende l’antica relazione con i Devonshire, ma vive soprattutto a Londra. Le polemiche suscitate dal Leviathan continuano, Hobbes viene accusato di ateismo e gli viene proibito di scrivere di etica.

“Behemoth”, un’opera storica sulla guerra civile, fu pubblicata postuma.

Negli ultimi anni di vita Hobbes torna agli interessi classici scrive  un’autobiografia in versi e traduce sia l’Illiade che l’Odissea.

 

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