Umberto Galimberti

Galimberti Umberto

Oggi vogliamo trarre spunto da un concetto espresso da Umberto Galimberti filosofo italiano nato il 3 Maggio

Galimberti Umberto ed il nichilismo odierno

 

Il Galimberti afferma in più occasioni che i nostri figli appartengono alla generazione del nichilismo attivo.

Come il noto autore e professore si cui vi abbiamo parlato ieri, Alessandro D’Avenia, il Galimberti filosofo trae molti spunti dal dialogo e dall’ascolto dei giovani.

Curando una rubrica su “D”, l’inserto femminile de La Repubblica, ha avuto modo di leggere molte lettere e di confrontarsi con le giovani generazioni. Nel libro “La Parola ai giovani” ne ha raccolte una sessantina e le ha commentate.

Valutando il contenuto delle varie missive ha motivato il suo concetto di nichilismo. A suo avviso i valori “tradizionali” si sono svalutati con il tempo e ciò ha comportato una diminuzione della socialità. I giovani però sembrano essere, a differenza di molti adulti, più attivi. Consapevoli di ciò che li circonda ma che non desistono, che confrontano quotidianamente i propri sogni con la realtà e sembrano chiedere l’aiuto degli adulti di riferimento per poter continuare a sognare. E’ come se ci chiedessero di non spezzargli le ali, di permettergli di vivere le proprie ambizioni a tutto tondo senza sminuirli o privarli del naturale entusiasmo che li contraddistingue. Si dimostrano spesso più profondi di quanto crediamo, spesso rimproverano i genitori per avergli proposto più volte modelli convenzionali basati sull’estetica, sul consumismo, sulla necessità di seguire le tendenze e la massa.

Il Galimberti aggiunge anche che a suo avviso uno dei maggiori problemi della scuola italiana è la presenza di molti insegnanti preparati accademicamente ma incapaci di affascinare, di coinvolgere emotivamente gli studenti. Il livello di apprendimento è mediamente basso a causa di questa “sterilità” di questa lontananza del loro mondo, di questo nichilismo che ci priva di emozioni e di reazioni genuine.

Non risparmia critiche anche al mondo del lavoro dove tutto è tecnica, evoluzione, efficienza, progresso seguendo il motto “Raggiungere il miglior risultato con il minor numero di mezzi possibili”. Riprendendo il concetto Aristotelico Galimberti sottolinea che l’autorealizzazione è la vera felicità.

Purtroppo però siamo tutti alla ricerca dell’ approvazione sociale e cadiamo nel vortice dell’apparire e non dell’ essere.

In questo modo il valore personale finisce con l’essere il fattore più insignificante nel reperimento di un posto di lavoro, con conseguente frustrazione personale e cattivo funzionamento della società, dove solo per caso o pura combinazione è dato incontrare la persona giusta al posto giusto. Capiamo così perché in Italia la lotta alla mafia non sarà mai vinta, perché la mafia non è altro che la versione truculenta del costume diffuso, dove la parentela, la conoscenza, lo scambio di favori, in una parola, la rete “familistica” ha il sopravvento sul riconoscimento dei valori personali e sui diritti di cittadinanza. Che fare? Ben poco si può fare finché non si eleva il livello di civiltà che ha come suo primo pilastro il riconoscimento del valore degli individui. A questo proposito gli americani potrebbero insegnarci qualcosa e, visto che oggi la cultura diffusa si proclama filo-americana, potremmo importare da loro quest’unica virtù in cui eccellono. Ma forse il nostro filo-americanismo significa solo fare i nostri traffici sotto la loro protezione.“

 

 

L’occidente è ormai in decadenza e i nostri ragazzi, a dispetto delle apparenze, hanno sempre meno possibilità di autorealizzarsi, ma sono attivi. Non demordono.

Fonti: Le citazioni, rinascimentoculturale

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