Un racconto sotto l’albero 2° prova – Natale da eroe di Lella Dellea

Oggi è una giornata fantastica! Domani inizieranno le vacanze di Natale e la mamma mi ha dato il permesso di andare a giocare a casa di Luca dopo la scuola.

Lui si è trasferito qui in paese da poco. Quando è arrivato in classe per la prima volta, ho pensato che fosse antipatico e spocchioso, forse perché è ricco, ma mi sbagliavo.

E’ diventato il mio compagno di banco prima e il mio miglior amico poco dopo.

Dopo le lezioni siamo usciti di corsa e siamo saliti sull’elegante auto che ci attendeva. Sono un po’ intimidito perché l’autista ha uno sguardo serio e non ci rivolge nemmeno la parola, forse perché siamo bambini.

Non sono abituato a questo trattamento, io abito in un piccolo appartamento con mamma e papà che a causa della crisi non riescono a trovare un lavoro fisso, abbiamo una sola vettura e spesso ci muoviamo a piedi.

Il mio amico esulta con entusiasmo: < Siamo arrivati!>, imbocchiamo un vialetto molto curato, ricoperto di ghiaia e fiancheggiato da alberi alti e maestosi decorati con tanti nastri dorati e palline colorate. In fondo vedo una villa gigantesca, anch’essa riccamente decorata con festoni e ghirlande natalizie.

Non riesco a trattenermi < Wow!> , Luca mi rivolge un grande sorriso < Ti piace? > mi chiede mentre la portiera di apre e ci affrettiamo a scendere.

< Lascia pure lo zaino, ci penserà Ugo a portarli in casa, noi andiamo nel giardino a giocare agli esploratori>

< Fantastico!> Rispondo con entusiasmo.

Le due ore successive volano, immaginiamo di essere due giovani avventurieri e perlustriamo ogni angolino di questo immenso parco.

Dopo un po’ mi avvio correndo verso il bosco. Il mio amico mi segue con il fiato corto e ridendo urla

< E’ inutile che cerchi di scappare, tanto ti prendo!>

Avvisto, con la coda dell’occhio un capanno in legno ormai malandato, decido di raggiungerlo e di nascondermici ma, con sgomento, mi accorgo che all’ intero ci sono delle persone.

Rallento e mi avvicino alla finestra per curiosare, mi alzo in punta di piedi e guardo attraverso il vetro sporco, per poi ritrarmi istintivamente e appiattirmi con la schiena contro il muro.

Odo un inquietante rumore di passi, scarpe pesanti che creano tonfi sordi sulle assi ormai logore del pavimento improvvisato.

Luca, mi ha ormai quasi raggiunto, sorride e finge di sparami, mimando con le mani il movimento di una pistola.

Gli faccio segno di tacere e lui mi guarda perplesso, e si avvicina sempre di più.

Sento i brividi lungo la schiena. Con gambe malferme cerco di raggiungere il mio amico ma sono letteralmente bloccato, lui sembra finalmente comprendere la criticità della situazione e, quasi strisciando sul terreno, si accosta a me senza farsi vedere.

A voce bassissima sussurra

< Ma che succede? Chi c’è qui dentro? >

faccio un grosso sospiro e cerco di rispondere con calma

< Un … un … un uomo! Anzi due!>

riesco a spiegare a fatica. Il suo sguardo è sempre più sorpreso.

< E cosa fanno? Perché sei così spaventato?>

così dicendo si sporge anche lui e guarda all’ interno

< Oh!>

esclama terrorizzato. Gli afferro un braccio e lo trascino dietro l’angolo, verso il retro della costruzione

< Shst! Così ci sentiranno!>

lo rimprovero. I suoi occhi si riempiono di lacrime e con voce tremolante mi chiede

< Tu sai chi è l’uomo imbavagliato e legato a quella sedia? Poverino dobbiamo aiutarlo!>

Cerco di far funzionare il cervello, intorpidito dalla paura. Ho sognato tante volte di vivere un’avventura ma questo non è un gioco, ci troviamo in una situazione pericolosa e dobbiamo capire come uscirne senza farci scoprire. Mi pare di aver già visto quei due volti ma, vittima del terrore non riesco a focalizzare l’attenzione e ci metto un po’ a comprendere, così restiamo accovacciati in silenzio per un tempo che mi pare infinito. All’improvviso un’illuminazione, chiudendo gli occhi mi appare l’immagine dello schermo televisivo, è il telegiornale della sera prima, quella noiosissima trasmissione che papà ama tanto, e sul monitor il viso di un noto imprenditore scomparso da casa da un paio di giorni. “Sospetto rapimento e richiesta di riscatto” così ha detto il giornalista.

Il mio amico ha un raptus di follia, mi guarda con gli occhi spiritati e convinto sentenzia:

< Noi siamo due esploratori coraggiosi! Forza socio, dobbiamo liberare quella vittima innocente! Prepara le armi! Aggiriamo la costruzione, io vado a destra e tu a sinistra, il primo che trova la porta la sfonda ed entra mentre l’altro gli guarda le spalle!>.

Credo che sia impazzito, ma ancor prima che io possa rispondere è già partito convinto e non riesco a fermarlo. Rimango attonito ed immobile a fissarlo mentre svolta l’angolo correndo. Qualche secondo di silenzio, poi una porta che sbatte e una voce femminile, acida e stridula, che urla

< E tu moccioso da dove sbuchi? >

IN quell’istante mi accorgo che accanto ai miei piedi giace un telefono cellulare, probabilmente, preso dalla foga dell’azione, Luca l’ha perso. Lo raccolgo ed inizio a correre il più velocemente possibile, addentrandomi nel bosco. Quando cerco di aver raggiunto un punto sicuro mi fermo e mi appoggio al tronco di un albero, ho il fiato corto ma mi ricordo cosa suggerisce la pubblicità progresso e senza indugiare oltre digito 1 1 2 .

Fortunatamente le forze dell’ordine intervengono rapidamente, liberano Luca e l’imprenditore rapito ed arrestano i due carcerieri, nonché il custode della villa e sua moglie.

Dopo questa avventura io ed il mio amico siamo diventati due veri eroi e per ringraziarmi il padre di Luca ha offerto ai miei genitori un lavoro come custodi in sostituzione dei due criminali, così avremo anche una casa nuova e , cosa ancor più bella , passeremo il Natale con il mio amico ed i suoi genitori qui alla villa, come una grande famiglia. Sono veramente felice perché è come se avessi trovato il fratello che non ho e che ho sempre desiderato. Lo sento, questo sarà uno splendido Natale!

 

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