Un racconto sotto l’albero 2° prova – Trova ciò che ami e uccidilo di Martyns

Quella domenica pomeriggio David e Chantal stavano tornando a casa, dopo un bellissimo weekend passato tra le montagne innevate di Lincoln.

David l’aveva portata lì per passare un po’ di tempo insieme, purtroppo i due riuscivano a vedersi poco per via del lavoro.

Chantal era una modella di successo ed era spesso impegnata sui i set fotografici e con le sfilate. Lui d’altro canto era molto impegnato con il suo lavoro. Per il resto del mondo era un semplice commesso in un piccolo banco dei pegni a New York, ma in realtà era uno spietato sicario.

A trentacinque anni era stufo della routine che conduceva, aveva deciso di smettere con quel lavoro e di condurre una vita normale. Nessuno sapeva la verità sul suo conto ed era stanco di mentire alle persone che amava e inventare turni extra di lavoro, uscite con amici immaginari o imprevisti sciocchi.

Una volta libero, avrebbe chiesto a Chantal di andare a vivere insieme e di sposarlo; pensava fosse ora di fare sul serio con lei, l’amava troppo.

Pochi giorni prima di partire per il loro weekend, David aveva parlato con il suo capo, mettendolo al corrente del suo congedo. Con sua grande sorpresa, quello accettò la sua scelta ad una condizione, un ultimo lavoro prima di smettere per sempre.

La sua ultima vittima sarebbe stata Nathan Burton, un uomo di quarant’anni conosciuto come uno dei migliori manager finanziari della Borsa di Wall Street. In pochi però sapevano del suo doppio lavoro come trafficante di diamanti.

Il suo capo lo voleva morto, egli lo aveva truffato dandogli un diamante falso del valore di cinquantamila dollari. Nathan aveva ciò che desiderava e per questo doveva morire.

Il compito di David era semplice, se così si può definire. Doveva recarsi al “The Plaza Hotel” il giorno di Natale, dove la vittima avrebbe soggiornato e festeggiato l’evento. Si sarebbe recato nella sua stanza dove lo avrebbe ucciso per poi sottrargli il diamante da cui non si separava mai.

Secondo il capo di David, lui era l’unico in grado di portare a termine e svolgere correttamente quel compito; così accettò il suo ultimo incarico. Non era solito fare domande su come il suo capo sapesse con certezza gli spostamenti e le abitudini delle sue vittime, sicuramente aveva molti informatori; ma questo a lui non importava, doveva solo svolgere il suo lavoro per ricevere un bel compenso.

Una volta tornati a Boston, dopo il loro weekend d’amore, accompagnò Chantal a casa. Presto non si sarebbe più separato da lei, era sicuro dei suoi sentimenti, se lui le avesse chiesto di sposarlo anche in quell’istante lei avrebbe detto di sì. Ma adesso doveva mentirle di nuovo e trovare una scusa per giustificare la sua assenza il giorno di Natale.

«Tesoro ho promesso a mia sorella che sarei stato con lei a Natale. Vorrei tanto che venissi con me, ma so che sei allergica al pelo dei cani e mia sorella ne ha tre» mentì, sapendo che lei gli avrebbe creduto senza fare obiezione.

«Tranquillo, va’ pure da tua sorella e da quelle bestiole pelose e bavose» disse con disgusto «Io mi organizzerò con qualche amica».

Anche quella volta David era riuscito a inventare una scusa, si salutarono ancora una volta e se ne andò a casa.

Nei giorni seguenti, fingendo di essere un manutentore degli ascensori, si recò in albergo con la scusa di un controllo di routine. In quel modo poté scoprire in che stanza avrebbe alloggiato la sua vittima e codificare la tessera della sua camera; inoltre poté accedere alla stanza della videosorveglianza e decriptare il sistema. Aveva imparato a farlo tanto tempo fa, prima di essere un semplice commesso e un sicario professionista, si era laureato come ingegnere informatico.

Il giorno di Natale arrivò in fretta. David indossò il suo completo nero, prese la sua pistola calibro nove con silenziatore incorporato, la caricò mettendo la sicura e inserendola nella fondina; poi uscì di casa.

Alle diciannove era al Plaza, pronto per eliminare la sua vittima. Senza dare nell’occhio si recò vicino l’ascensore e, tramite il suo cellulare, spense le telecamere rivolte verso di lui al suo passaggio, accendendole subito dopo essere uscito dalla loro traiettoria, in modo da non far insospettire la sicurezza.

Sapeva bene che se una telecamera si spegne, l’allarme non parte prima dei sessanta secondi di inattività. Sarebbe stato veloce, come sempre.

Raggiunse la camera della sua vittima, inserì la tessera nella serratura magnetica ed entrò silenziosamente. Un corridoio divideva la camera da letto dall’entrata.

David prese la sua pistola e avanzò incespicando su delle scarpe da donna rosse. Dai vestiti sparsi sul pavimento, capì che la sua vittima in quel momento non era sola. La conferma arrivò pochi secondi dopo quando sentì Nathan e la sua ospite ridere.

Doveva pensare e agire in fretta. Fece capolino dal muro che li divideva e vide i due in piedi di spalle. Lui le baciava il collo mentre con una mano accarezzava il suo corpo. Era quello il momento giusto, avrebbe sparato a entrambi prima di recuperare il diamante e uscire dalla stanza.

David puntò la pistola all’altezza del cuore della sua vittima e fece fuoco. Nathan cadde a terra moribondo, la donna si voltò urlando sconvolta e David si bloccò…

«Chantal?!» pronunciò sorpreso.

«David!» esclamò lei sconvolta «Cosa ci fai qui?».

«Potrei farti la stessa domanda, ma è evidente cosa ci facessi qui» disse scrutandola.

«Sei qui per uccidermi?».

«No, ma sono costretto a farlo» rispose, puntandole la pistola.

«Ti prego, cerchiamo di sistemare la cosa, non uccidermi!» lo supplicò piangendo.

«Mi dispiace baby… Pensa positivo, stiamo passando il Natale insieme» una lacrima scese silenziosa sul suo volto prima di sparare all’amore della sua vita che lo aveva deluso.

Chantal cadde a terra vicino al suo amante, David li osservò per un momento, poi recuperò il diamante e uscì dalla stanza.

Quando consegnò l’oggetto al suo capo, lui gli disse che finalmente era libero di condurre la vita che voleva, non sapendo che David ormai, non aveva più un motivo per desiderarla.

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