Un racconto sotto l’albero 1° prova – JAMES’S DREAMS di danneel89

Questa è la storia di James Tucci… e di come, il Natale del 1943 cambiò per sempre la sua vita.

James era un giovane ragazzo italo americano. Aveva sempre vissuto ad Ortona, in Abruzzo. Suo padre migrò assieme ai suoi genitori in America quando aveva circa 15 anni. Antonio, così si chiamava il padre di James, era sempre stato legatissimo alla sua terra e quando, ancora molto giovane, la lasciò giurò a se stesso che vi avrebbe fatto ritorno.

E così fu. Solo che Antonio non poteva prevedere che sarebbe ritornato in Italia assieme a una bellissima donna, Margaret. Dal loro splendido amore nacque James.

La vita per James era sempre stata felice, i suoi genitori gli avevano sempre dato tutto, non gli avevano mai fatto mancare nulla… James era un ragazzo felice.

Quando crebbe, all’età di circa 20 anni, incontrò una splendida ragazza… Rosa… o come la chiamava lui, Rose. Eh si, James conosceva l’inglese come le sue tasche e spesso, in una conversazione, veniva fuori l’americano che era in lui.

James e Rose si innamorarono pian piano, tra un caffè al bar di Teo e una passeggiata tra le vie di Ortona.

James amava Rose più della sua stessa vita e giurò che l’avrebbe presto sposata… ma si sa, spesso il destino cambia i nostri piani e così fu per James.

Scoppiò la guerra… già, la guerra… e quando le guerre scoppiano gli uomini sono chiamati a combattere. James era terrorizzato… non voleva partire… non voleva lasciare la sua famiglia e… non voleva lasciare Rose. James aveva paura di perderla, aveva paura di perdersi… “La guerra ti cambia” gli dicevano i più anziani, “Vedrai cose terribili, che nemmeno riesci ad immaginare”, “Diserta! Meglio la prigione che la morte”…

Tutto questo pesava sulle spalle di James come un macigno. Ma James era un uomo d’onore… e così con lo zaino in spalla e il cuore in mano, partì. Salutò amici e parenti, salutò la sua amata Rose e andò via.

Fu inviato prima a Roma e poi, nell’estate del 1943, a Palermo. La guerra durava ormai da quattro anni, James era stanco, spossato, depresso. Non ne poteva più. Voleva solo tornare a casa dai suoi cari.

Era stanco di dover soffrire, di dover rischiare la vita tutti i giorni per l’avidità e gli intrighi dei potenti. James era fermamente convinto che ciò che lui e i suoi compagni, umili uomini al servizio dello stato, avevano sotto gli occhi era solo una minuscola parte di una più immensa e sporca verità che i capi di stato avrebbero portato con loro nella tomba… una tomba che avrebbero visto sicuramente molti anni dopo rispetto a quando James avrebbe visto la sua.

Quando arrivò dicembre, James sperava con tutto il suo cuore che la guerra sarebbe finita di lì a pochi giorni, avrebbe tanto voluto passare il Natale con la sua famiglia e la sua Rose.

Ma ciò non accadde. Il giorno di Natale James era inquieto e passeggiava tra le vie di Palermo, durante uno dei rari momenti di pausa dalle fatiche militari. Ad un certo punto una donna cominciò ad urlare… “Gli aerei… le bombe… stia attento!!”. James iniziò a correre all’impazzata per evitare quei missili che piovevano dal cielo e quando voltò l’angolo trovò la donna che un minuto prima lo aveva avvertito del pericolo: “Venga con me… rifugiamoci al Palazzo delle Aquile”.

Il Palazzo delle Aquile era un rifugio antiaereo e James lo aveva sentito nominare qualche volta, ma non lo aveva mai visto da vicino. Seguì la donna correndo come un forsennato e quando raggiunse l’interno del palazzo vi trovò una miriade di persone, anziani, donne bambini… rannicchiati l’uno sull’altro e coi volti terrorizzati.

James si accasciò al suolo, prese dalla tasca della divisa una lettera di Rose e la rilesse per l’ennesima volta, quasi come se quelle parole potessero trasportarlo nella sua amata Ortona accanto alla sua donna.

Ciò che non sapeva James era che in quello stesso istante, in quel preciso e identico momento… i suoi cari e la sua amata Rose stavano morendo in quella che fu conosciuta come “La battaglia di Ortona”.

1.314 civili persero la vita in quella battaglia sanguinosa che non risparmiò nessuno, nemmeno i bambini.

Quando quella sera, cessati i bombardamenti, tornò all’accampamento, sognò la sua Rose che gli diceva di vivere, di combattere, di essere forte… di fare la rivoluzione! Doveva battersi per difendere la sua vita e quella dei suoi amici, per smantellare un sistema corrotto che non si vergognava di avere sulla coscienza tante vite innocenti.

Quel sogno scombussolò tantissimo James e quando, due giorni dopo, venne chiamato per un congedo… sentiva che qualcosa di brutto era accaduto.

Il comandante non gli disse nulla, e quando James rientrò a casa, nella sua amata Ortona, trovò cumuli di macerie. La sua casa era distrutta e i suoi genitori non c’erano.

Fu l’amico Teo a raccontargli tutto, di come i tedeschi si erano affrontati con gli alleati tra le strade della loro piccola città… di come non avessero avuto pietà di chiunque avevano trovato sul proprio cammino.

Gli disse della sua famiglia, gli disse di Rose… James pianse, pianse lacrime amare… pianse per giorni e giorni… ma poi si rialzò. Tornò al fronte, combattè la guerra e la vinse.

Furono altri due anni di inferno ma James ce la fece.

Quando tornò a casa salutò i pochi amici rimastigli e si trasferì a L’Aquila. Utilizzò i pochi risparmi dei genitori per iscriversi all’università di Giurisprudenza e si trovò un piccolo lavoro per mantenersi e continuare a pagarsi gli studi.

Divenne un bravissimo magistrato e, nel suo piccolo, fece la “rivoluzione”, come Rose gli aveva chiesto.

Oggi è in pensione, ha 99 anni… è sereno.

Eccolo lì… non sembra anche a voi di vederlo? Ha chiuso gli occhi, questa volta per sempre… è con Rose… è felice.

Grazie a danneel89

251total visits,2visits today

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *