Un racconto sotto l’albero 1° prova – Un posto migliore di Soniap72

5 Dicembre 1955, New York, U.S.A.

Caro Gesù,

dicono che vedi e sai tutto.

Ho i miei dubbi.

Siamo tanti.

Forse non ti è nota ogni cosa.

Accadono fatti brutti.

Non credo che li permetteresti se conoscessi.

Sono bianco.

Una fortuna anche qui a New York.

Non chiedermi perché, non so spiegarlo.

Questo Natale, come i precedenti, andremo a Montgomery, in Alabama.

Mio zio, il fratello di mio padre, vive lì con la zia e John, mio cugino.

Ha la mia età e dovremmo giocare insieme.

Questo si aspettano i miei genitori e gli zii.

Io però non gioco con lui.

È cattivo.

Ogni volta che usciamo dal palazzo (devi sapere che i miei zii hanno una casa immensa e bellissima), tratta male le persone nere.

E lì a Montgomery i neri sono veramente molti.

Non capisco il perché di tanto disprezzo.

Anni fa ero convinto che avessero fatto qualcosa che io non sapevo.

Ho cercato di documentarmi.

Non puoi immaginare cosa ho scoperto…

I neri, che sono in America, sono stati portati dalle navi.

Non i neri di oggi. I loro antenati.

In poche parole, sono stati rapiti da un continente lontano, chiamato Africa.

La cosa ignobile è che, una volta giunti qui, sono stati resi schiavi.

Umani in catene.

Sono stati venduti al mercato come animali.

Ti rendi conto?

Ho chiesto a papà il perché.

Lui ha risposto che numerosi sono gli intrighi internazionali.

Boh…

La mamma, invece, ha semplicemente parlato di economia, di denaro.

Alla fine del 1600 le nostre colonie avevano bisogno di manodopera.

Schiavizzando gli africani, si sono garantite gratuitamente un ingente profitto.

Che brutta cosa…

Inoltre, anche adesso che la schiavitù è finita, i bianchi si comportano con i neri come se le catene serrassero ancora i loro piedi.

Una volta, pensa, ero a Montgomery, sempre per Natale, e di notte ero uscito con John.

In realtà eravamo scappati.

Lui voleva farmi vedere una cosa.

Ci teneva…

Camminammo per ben due ore.

Il posto era distante persino dalle ultime case in periferia di Montgomery.

Sebbene fosse notte, lungo la strada, in prossimità del luogo che stavamo raggiungendo, si scorgeva un’immensa luce.

Una volta arrivati, mi resi conto che la luce proveniva da grandi falò.

Negli occhi di mio cugino vidi una consapevole e feroce gioia.

Alcune persone in gruppo stavano dando fuoco a una casa.

Indossavano strane vesti bianche con cappucci dello stesso colore che coprivano il capo.

Tenevano in mano alte croci infuocate.

Ho temuto fosse l’Apocalisse.

Chiesi a mio cugino chi fossero.

Il loro nome era impronunciabile, come impronunciabili erano le cose che facevano.

Perdonali Gesù. Non sanno quel che fanno.

Sai, quattro giorni fa, proprio a Montgomery, una donna è stata arrestata.

Ho sentito la storia al telegiornale.

Te la racconto.

Devi sapere che in Alabama, ma anche in altri Stati del Sud, gli autobus hanno posti assegnati ai bianchi e posti assegnati ai neri.

Guai se un nero si siede sul posto di un bianco.

Inoltre se i posti a sedere sono finiti e un bianco vuole sedersi, un nero si deve alzare, anche se il bianco è giovane e il nero anziano.

Che maleducazione.

Comunque, tornando a quanto è accaduto pochi giorni fa, una signora nera è salita su un autobus per tornare a casa dal lavoro. Non trovando altri posti liberi, ne ha occupato uno dietro alla fila riservata ai soli bianchi, nello spazio dei posti comuni. Qualche fermata dopo è salito un bianco. Prontamente l’autista le ha chiesto di alzarsi. Questa signora, non volendo restare in piedi per il resto del viaggio, si è rifiutata. Allora l’autista ha chiamato due agenti e questi, saliti sulla vettura, hanno arrestato la donna.

Ora è in carcere.

E sembra che ci resterà per molto.

Non è sola.

Lo stesso giorno che è stata arrestata, hanno detto, sempre al telegiornale, che diversi leader dei movimenti per i diritti dei neri, si sono mobilitati.

Perché, anche se maltrattati, i neri non sono rimasti a guardare.

Dal 2 dicembre hanno deciso di boicottare i mezzi pubblici.

Nessun nero utilizzerà gli autobus finché non verrà abolita la legge che legalizza la segregazione.

Credo sia giusto quel che stanno facendo.

C’è un signore, sicuramente lo conosci, è un pastore, che porta avanti con coraggio ed energia la rivoluzione.

Ha detto che i tempi sono sempre maturi per fare quel che è giusto e che una legge ingiusta non è legge. La seconda frase pare sia stata presa dagli scritti di un famoso filosofo del passato.

Ho visto questo signore in TV.

È bello.

Sai, sembra avvolto nella luce.

Sono sicuro che quella luce proviene da te.

In questi giorni sto pregando per lui e per la signora che è in carcere.

Natale è vicino. E lei dovrebbe stare con i suoi.

Sembra che anche lui sia stato spesso arrestato.

Credevo che la polizia mettesse in carcere le persone malvage.

Forse essere neri è un male.

Eppure sei tu che li hai creati.

Se hai colorato gli uomini diversamente, avrai avuto le tue ragioni.

Ti svelo un segreto.

Porterò questa lettera a Montgomery.

Una volta lì, troverò il modo di salire su un autobus.

Voglio lasciarla su un posto riservato ai bianchi.

Di sicuro uno la troverà e, leggendola, rifletterà su quello che ho scritto.

Allora però devo scrivere che sono bianco.

Così rifletterà di più.

Sai cosa faccio, ne creo due copie e ne lascerò una per ogni settore.

Così il bianco che la leggerà, saprà che non tutti i bianchi la pensano come lui.

E il nero che la leggerà, saprà che un bambino bianco è dalla sua parte.

Vorrei che tutti capissero che non hai colorato il mondo perché distinguessimo i colori.

Perché ne preferissimo uno a un altro.

Hai colorato il mondo per renderlo un posto felice.

Un posto migliore.

Buon Natale.

 

Sonia Paolini

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