Un racconto sotto l’albero 2° prova – Profumo di Natale di Soniap72

Non c’è niente di male.

Domani è Natale.

Il denaro è mio.

I miei risparmi.

Perché non dovrei acquistarlo?

Chanel n° 5.

Solo un profumo.

Chi verrebbe a saperlo?

“Buon giorno suor Clara” salutò gentile Laura Marini, professoressa di lingua inglese all’Istituto Comprensivo Statale Don Bosco di via Tuscolana.

Le vacanze erano iniziate.

Anche gli insegnanti facevano acquisti.

La collega le aveva rammentato chi era.

Una suora.

E un insegnante di religione.

La vanità: peccato capitale.

I poveri e i bisognosi: il suo unico pensiero.

A malincuore suor Clara riprese a camminare lungo la via, decorata di luci e colori.

Si udivano musiche di Natale.

Doveva tornare in convento.

Ancora qualcuno pronunciò il suo nome.

Riconobbe la voce.

Vanja.

“Buon giorno” salutò preoccupata.

Il giovane era agitato.

Il volto lordo di polvere e pianto.

“Non è cattivo! Non è cattivo!”

Vanja parlava perfettamente l’italiano.

A tradirlo erano solo i lineamenti.

Sebbene anche l’aspetto malandato e le scarpe, troppo grandi per lui, facessero la loro parte.

“Di cosa stai parlando?”

“Ygor.”

Vanja, la mamma vedova e il fratello Ygor vivevano a Roma da cinque anni.

Lasciati i nonni in Ucraina, erano venuti in Italia grazie a un lontano parente.

La donna faceva le pulizie, Vanja di 11 anni frequentava la scuola media al Don Bosco e Ygor, di 17, aveva scelto la strada.

Nessuna prospettiva.

“Sono due giorni che non torna” spiegava Vanja. “Due poliziotti sono venuti a casa. Dicono che ha rubato una borsa da donna in un negozio di via Nazionale.”

Suor Clara era perplessa.

Perché un accessorio femminile?

Tempo per le ipotesi non c’era.

Dovevano recuperare Ygor prima della polizia.

Non era la prima volta.

“Dove credi sia?”

“Non lo so…”

L’ultima volta il giovane aveva trovato rifugio sotto ponte Milvio.

Forse…, pensò suor Clara.

“Proviamo!” esclamò Vanja.

Aveva raccolto l’intuizione della suora.

Afferrandone con energia la mano, la trascinò con sé.

La stazione metropolitana di Cinecittà era distante.

Sebbene la veste fosse ingombrante e le scarpe non adatte, suor Clara correva veloce.

Per due volte evitarono di travolgere i passanti.

Arrivati all’altezza di Cinecittà, scesero sotto la stazione.

Era gremita di persone.

Presa direzione Battistini, dopo 19 fermate giunsero a Lepanto.

Una folla di avvocati correva dentro e fuori il tribunale.

Anche la Vigilia di Natale.

A spintoni i due si fecero strada fino alla fermata del 301, direzione Grotta Rossa.

Partito, l’autobus procedeva lentamente.

Ripreso fiato, suor Clara pungolò l’autista.

Doveva sbrigarsi.

Ecco Lungotevere Diaz.

Finalmente Ponte Milvio.

Fiduciosa, seguita da Vanja, suor Clara scese velocemente la scala che dalla strada portava fino agli argini del fiume.

Il marciapiede era deserto.

Solo qualche lontano ciclista pedalava lungo la pista.

E Ygor?

Sotto un pilone del ponte la donna scorse alcune coperte.

Scaldavano una persona.

Forse Ygor.

Forse un barbone.

Forse qualcuno che sapeva.

Si avvicinarono.

Lo disturbarono.

Non era Ygor.

Un senzatetto.

Sebbene ubriaco, l’uomo si fece capire.

Conosceva Ygor.

Non era lì.

Da giorni non lo vedeva.

Vanja era disperato.

La polizia avrebbe trovato il fratello prima di lui.

L’indomani sarebbe stato Natale.

Il Natale più brutto della sua brutta vita.

“Fiducia Vanja! Speranza!” sentenziò decisa la suora, stringendo a sé il giovane.

La donna rifletté.

Doveva pensare con lucidità.

Capire dove Ygor si era nascosto.

“Forse. Solo forse…” esordì Vanja.

Silenzioso per pochi minuti.

Senza fornire spiegazioni, prese nuovamente per mano la suora e, risalita la scala, tornò in strada.

“Dobbiamo andare a Termini. Lì prenderemo il 92.”

Suor Clara non chiese dettagli. Seguì il ragazzo.

Ancora traffico.

La piaga di Roma.

Anche il 24 dicembre.

Due ore dopo erano a Nuovo Salario.

Notte.

Paura.

Attraversata via Salaria, videro in prossimità dell’accesso al tunnel, che portava fino alla stazione dei treni del quartiere, un’auto della polizia parcheggiata.

E un gruppo di giovani.

Amici di Ygor.

Vanja li riconobbe.

Forse sapevano.

Prima di raggiungerli, fu uno di loro a correre preoccupato verso Vanja.

“Ygor è nel tunnel. La polizia ha bloccato entrambe le uscite. Aveva una pistola. Fortunatamente se ne è disfatto.”

Suor Clara, affidato Vanja ai giovani, raggiunse decisa l’accesso.

Perché una pistola?

Non c’era motivo…

“Non può entrare! Per il momento l’accesso è chiuso!”

La polizia faceva il proprio lavoro.

E anche lei il suo…

Come un felino bagnato, sfuggì all’agente e si infilò nel tunnel.

Era buio.

Un acre olezzo le arrivò ai polmoni.

Tolse il velo e lo utilizzò per coprire naso e bocca.

Sebbene non vedesse nulla, procedeva veloce.

Il tunnel seguiva un percorso contorto.

A volte si saliva.

A volte si scendeva.

Cadde due volte.

Non poteva fermarsi.

Non doveva fermarsi.

Solo continuare.

Per Ygor.

Per Vanja.

A un tratto intravide una lontana e fioca luce illuminare le pareti della galleria.

Polvere.

Ragnatele.

Puzza.

C’era gente che di notte non trovava migliori ricoveri.

Aiutali Dio.

La luce si faceva più vicina.

“Ygor!” iniziò a gridare.

“Ygor!” si rimise il velo.

Finalmente la luce illuminava l’intero tunnel.

Arrivata in fondo, vide due poliziotti serrare un paio di manette ai polsi del giovane.

Lo avevano preso.

Voltatisi, la guardarono stupiti.

Da dove era venuta?

“Perché ha le manette?”

“Lei chi è?” parlò uno.

“Sono un’amica” rispose sicura di sé.

“Torni indietro. È pericoloso” intervenne l’altro.

“Ygor non è cattivo.”

“È un ladro. E non è la prima volta che ruba.”

“Ho i soldi.”

“Per cosa?”

“So cosa ha rubato. Ho i soldi.”

“Non cambia le cose.”

“Sì. Se si vuole.”

25 Dicembre. Natale.

Suor Clara a pranzo a casa di Vanja, insieme alla mamma e Ygor.

“Mamma fa la Babka più buona del mondo” esultò Vanja.

“Hai ragione” confermò suor Clara.

Gradì una seconda fetta.

“Grazie” ripeté la mamma di Vanja per l’ennesima volta.

Gli occhi lucidi.

“Questi sono per voi” disse Ygor .

Due doni.

Due donne.

Suor Clara conosceva solo uno dei due.

Si commosse quando la mamma di Vanja scartò il suo.

La borsa da donna.

Rimase senza parole di fronte al proprio.

Chanel n° 5.

Buon Natale.

Di Sonia Paolini

Soniap72

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