Un racconto sotto l’albero 3° prova – Sorridi a Babbo Natale di Soniap72

“La smetti con tutti questi dolci!”

“Perché? È la vigilia di Natale!”

“Domani starai male.”

“Uffa!”

“Ok. Ora basta” intervenne severo Tom dopo aver controllato l’orologio.

Si stava facendo tardi.

La strada da percorrere era ancora molta.

Avevano deciso di non prendere l’autostrada.

La famiglia Ferguson, composta da Tom, Elise e il figlio Steve di dieci anni, era in viaggio per raggiungere i nonni materni e festeggiare insieme il Natale.

Circa 200 erano i chilometri di distanza.

Si era fermata in una tavola calda per mangiare.

Sebbene non fosse il cenone della Vigilia, Steve, amante di dolci, tentava di emulare l’atmosfera.

“Vai alla toilette a lavare i denti!” ordinò Elise al figlio. “Ti prendo l’occorrente.”

“No. Non li lavo. Ho ancora tutto in bocca.”

“Che cosa?” la donna stava perdendo la pazienza.

“Basta ho detto!” Tom aveva fretta. Era notte e la strada fino dai nonni era buia e sconnessa.

Forse sarebbe nevicato. “Peggio per lui. Gli cadranno i denti. Ora andiamo. È tardi.”

Pagato quanto avevano consumato, salirono in auto e partirono.

La Ford Mustang era confortevole.

Tom ed Elise occupavano i sedili avanti.

Steve stasa dietro.

Durante le prime due ore di viaggio, Elise rimase in silenzio.

Era arrabbiata.

La disubbidienza del figlio la esasperava.

Steve non le prestò attenzione.

Con la guancia schiacciata contro il finestrino, osservava la strada buia.

Stavano salendo una montagna.

L’assenza di illuminazione, lo fece lentamente addormentare.

Un riposo tranquillo.

Profondo.

A un tratto avvertì qualcosa.

Qualcuno.

Si destò.

L’interno dell’auto era illuminato.

Accanto a sé sedeva un signore vestito di rosso.

La barba folta e bianca.

Chi era?

Steve non fece alcun movimento, mosse solo gli occhi per osservare cosa stava accadendo.

“Steve questo è il signor Claus” spiegò Elise, accortasi che il figlio si era svegliato. “Gli stiamo dando un passaggio. Abita vicino alla casa dei nonni.”

Steve, perplesso, guardava Claus con la coda dell’occhio.

La sua presenza non lo entusiasmava.

Questi invece gli rivolse un generoso sorriso.

I genitori e Claus parlarono alacremente per diverso tempo.

Steve ascoltava senza attenzione.

A incuriosirlo era solo l’abbigliamento dell’uomo.

Ci fu un momento di silenzio.

Un fulmineo movimento e una mano di Claus afferrò il collo di Steve.

Stringeva.

Steve stava soffocando.

“Cosa fai?” gridò Elise, afferrando il braccio libero di Claus. “Lascia mio figlio! Lascialo!”

L’uomo divincolò il braccio, centrandole col gomito la bocca.

Un fiotto di sangue imbrattò il finestrino dalla parte della donna.

Tom, disorientato, sembrò incapace di gestire la situazione.

La strada era ghiacciata.

Non c’era il guardrail.

Le ruote slittavano.

Non aveva messo le catene.

Sarebbero potuti finire in fondo alla montagna.

“Lasciami!” tentava di gridare il bambino.

Dalla gola di Steve, Claus spostò la mano alla bocca.

Ne strinse i lati in modo che restasse aperta.

Con l’altra, tirò fuori qualcosa dalla tasca dei pantaloni.

Steve non riusciva a vedere.

Intuì cos’era appena venne a contatto coi denti.

Una pinza.

Ripresasi dal trauma della gomitata, sebbene la bocca fosse dolorante e grondante di sangue, Elise si allungò verso l’uomo per fermarlo.

Anche Tom con la mano libera iniziò a colpire Claus.

Terrorizzato, Steve gridava.

Purtroppo apriva ancor più la bocca, permettendo all’uomo di infierire sui denti.

Claus, lucido, maneggiando con destrezza la pinza, strinse uno degli incisivi di Steve.

Con movimenti decisi, prima avanti, poi indietro, lo spezzò.

Steve continuava a urlare.

Al terrore si era aggiunto il dolore.

Un lancinante e mostruoso dolore.

Claus continuò con lo stesso dente.

Voleva estrarne la radice.

Per passare agli altri.

Strinse il moncone rimasto e con un solo strattone lo estrasse completamente.

Venne via anche un pezzo di gengiva.

Steve svenne.

Copioso il sangue iniziò a venire fuori dalla gengiva ferita, riempiendo la bocca e riversandosi da un angolo della stessa.

Claus stava per stringere la pinza intorno al secondo incisivo, quando avvertì qualcosa di simile a due affilate punte di coltelli lacerargli le pupille, gli occhi.

Un irresistibile bruciore gli impediva di aprirli.

Avvertì qualcosa di umido percorrergli le guance.

Scendere sulla barba, tingendola di rosso.

Riconobbe l’odore.

Sangue.

Elise gli aveva conficcato le unghie negli occhi.

Non potendo vedere, aiutandosi con le dita, Claus riconobbe il secondo incisivo di Steve.

Lo strinse con la pinza.

Elise gridava, graffiava ogni tratto di pelle dell’uomo.

Niente riusciva a fermarlo.

Claus spezzò il secondo dente, come fosse un ramoscello, ne estrasse la radice e portò via un altro pezzo di gengiva.

La tappezzeria interna dell’auto era intrisa di sangue.

Ogni finestrino era imbrattato di schizzi.

Tom continuava a tenere una mano sul volante e a colpire l’uomo con quella libera.

Gridava.

Suonava il clacson.

Non poteva lasciare la guida.

Se lo avesse fatto, sarebbero morti.

Infastidito dalle urla, Claus usò la pinza contro Elise.

Con un secco colpo, le aprì un profondo squarcio sulla fronte.

Poi fulmineo la scagliò sulla nuca di Tom.

L’uomo perse il controllo.

L’auto sbandò, piroettò per circa cento metri, finché non uscì di strada e precipitò ai piedi della montagna.

 

Era sicuro che in bocca avrebbe sentito il sapore del sangue.

Avvertì invece solo qualcosa di amaro che gli saliva dallo stomaco.

Aveva paura di aprire gli occhi.

Di vedere sangue e morte intorno a sé.

Rumori lontani.

Forse un aiuto.

Aprì gli occhi.

Era giorno.

Non fece in tempo a osservare, che le braccia di qualcuno lo circondarono.

Urla di terrore gli uscirono dalla bocca.

“Steve amore. Tesoro. Buon Natale!”

Mise a fuoco l’immagine e vide il nonno.

In silenzio mosse gli occhi a destra, a sinistra, in alto e in basso.

Papà, mamma, la nonna e il nonno.

Sorridevano.

Si scambiavano auguri, baci e battute.

Steve restò perplesso.

Cosa era accaduto durante la notte?

Come un automa, scese dall’auto e si diresse alla casa dei nonni.

Inciampò.

Non aveva ricordato lo scalino prima della porta d’ingresso.

Durante il pranzo, il nonno inventò una favola su una casa infestata di fantasmi.

Steve non si impressionò.

Due sole cose quel giorno gli fecero paura:

. i dolci;

. Babbo Natale.

 

Soniap72

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