Grammatica
Grammatica e affini

Zèugma

Esprimere l’impossibile rendendolo comprensibile

Scopriamo insieme come

Definizione

Partiamo dalla definizione del termine.

żèugma s. m. [dal lat. tardo zeugma, gr. ζεῦγμα, propr. «legame, unione», der. del tema di ζεύγνυμι «unire, aggiogare»] (pl. -i). – Figura retorica che consistente nel far dipendere da un unico predicato due complementi o due costrutti diversi, dei quali uno solo si conviene a quel predicato.

 

In particolare z. è riferito a quei casi in cui l’elemento cui devono essere ricondotti i diversi membri della frase non si adatta perfettamente a ciascuno di essi, producendo così un’incoerenza semantica o sintattica (Cit. Enciclopedia Treccani)

 

Fozio, patriarca di Costantinopoli del IX secolo nel suo “lexicon” definì lo zeugma come segue:

 

Non la corda, ma il ben saldo ponte di navi nel mare o nel fiume

Un ponte quindi, un modo per legare parole apparentemente lontane.

 

L’utilizzo di questa figura porta ad una apparente illogicità ma anche ad una intensità espressiva difficilmente raggiungibile in una frase ben strutturata a livello grammaticale.

L’esempio più diffuso di żèugma è il seguente

Parlare e lagrimar vedrai insieme (Inf. XXXIII, 9)

 

Leggete questa espressione dantesca e poi provate a sostituirla con ” Parlare sentirai e lagrimar vedrai insieme” , perderebbe ritmo ed impatto, non trovate?

 

Esempi letterari:

Proviamo a leggere insieme qualche illustre esempio in cui due poeti permettono di “vedere” il silenzio :

 

Partiamo con “L’infinito” di Giacomo Leopardi

Ma, sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

 

Il poeta osserva e contempla gli spazi ed i silenzi. Anche in questo caso si tratta di una contrazione del pensiero, di un verbo non espresso ma a livello di percezione, si emozione, considerate l’impatto di un silenzio così intenso da poter essere “visto”, assume quasi una consistenza fisica e lo fa sembrare ancor più intenso, reale.

 

Oppure possiamo prendere spunto da “La Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso

 

Poi ch’ella in sé tornò, deserto e muto,

quanto mirar poté, d’intorno scorse

 

Anche in questi casi si tratta di una contrazione del pensiero, di un verbo non espresso ma a livello di percezione, di emozione, considerate l’impatto di un silenzio così intenso da poter essere “visto”, assume quasi una consistenza fisica e lo fa sembrare ancor più intenso, reale.

Utilizzo quotidiano:

 

Senza rendercene conto, le figure retoriche vengono utilizzate quotidianamente, perché ormai parte della nostra cultura intrinseca e lo żèugma non fa eccezione.

 

Nel parlato è più comune l’utilizzo di questa figura retorica riferito al contesto sintattico , il concetto sembra complicato ma vi garantisco che non lo è , facciamo un esempio e tutto vi risulterà chiaro:

” Noi preferiamo la pasta, lei il riso”

 

La formulazione corretta della frase sarebbe

” Noi preferiamo la pasta, lei preferisce il riso”

 

l’evitare la ripetizione ci permette di esprimere la stessa cosa in modo più conciso e diretto

 

In sintesi

Cercando quindi di sintetizzare potremmo dire che lo zeugma ci permette di esprimere un’idea o di descrivere una situazione in modo diretto ed efficace omettendo una forma verbale. Può essere utilizzato per “avvicinare” idee, oggetti, idee apparentemente lontano o di evitare ripetizioni che appesantirebbero la frase senza dare maggior valore a ciò che vogliamo esprimere.

 

Fonti: unaparolaalgiorno.it Vocabolario Treccani, skuola.net

 

Spero che queste poche riche abbiano contribuito ad arricchire un po’ la vostra giornata

A presto

Lella Dellea

OurFreeTime

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