Un pezzo di storia

Il diario di un’adolescente nel periodo in cui non esistevano i cellulari e i social

L’opinione di Lella

Ho letto con piacere le avventure narrate in questo libro, un autentico tuffo nel passato considerando che la protagonista è mia coetanea. Che bello rivivere i pomeriggi in compagnia, gli spostamenti in motorino, le lunghe chiacchierate con le amiche in cui non si diceva nulla eppure si diceva tutto.
Intrigante anche l’idea di raccontare quel periodo tramite un diario e di sottolineare il bisogno viscerale, tipico di quell’età, di voler essere parte di qualcosa. La protagonista in più di un’occasione dimostra di desiderare la presenza di un “lui”, più per una sorta di status quo che per dei veri sentimenti, mentre nell’arco di tutta la narrazione è l’amicizia il vero legame portante. Detto ciò, purtroppo , devo dire che alcuni aspetti stilistici hanno indebolito il mio entusiasmo. Comprendo che il linguaggio sia informale, in fondo si parla di un diario, ma l’utilizzo costante dell’articolo prima del nome proprio (ed è un errore che compio anche io, in particolare nella lingua parlata, essendo lombarda) ha reso la lettura meno leggera e scorrevole.
Ho riscontrato anche altri refusi, o meglio, forme lessicali accettabili dal punto di vista grammaticale ma che, mi infastidiscono ( ricordiamo che recentemente l’accademia della crusca ha dichiarato legittime anche espressioni che ritengo inascoltabili come “scendi il cane” o “siedi il bambino”), ovviamente si tratta di un’opinione personale da lettrice.
SCONSIGLIATO: A chi ama leggere libri particolarmente colti e curati in tutti i dettagli, a chi non vuole accettare che anni fa le cose fossero diverse, a chi vuole un racconto storico con dettagli geopolitici
CONSIGLIATO: A chi è più interessato al contenuto che alla forma, a chi ha vissuto i mitici anni ’80/’90 e vuole fare un tuffo nel passato, a chi non li ha vissuti ma è curioso di scoprire come vivevano gli adolescenti in quel periodo

Approfondimenti ( grazie all’autrice che ci ha gentilmente fornito queste informazioni)

 

Il libro è stato raccontato da una ragazza che ha tra i 14 d i 19 anni e la dialettica appartiene a questa fascia d’età. La ragazza in questione è stata considerata da molti lettori una ragazza “colta” e interessata ad argomenti vari come la lettura, la musica, la radio, lo sport, il cinema, l’attualità…insomma con un’anima variegata per la sua età, non comune. Il libro riporta anche riferimenti storici e culturali importanti. L’aggettivo prima del nome è la caratteristica prioritaria della zona di appartenenza della protagonista. Non è un errore, è stato voluto. In quel preciso contesto geografico le ragazze e i ragazzi si chiamavano così e quindi è stata rispettata la veridicità della terminologia. Nei diari era scritto così ed è stato ripreso.

Interessante, a detta di molti, il raffronto tra come si viveva prima dell’avvento della tecnologia; molti adolescenti e molte scuole hanno utilizzato il libro per analizzare queste tematiche e per affrontare anche approcci e problematiche adolescenziali. Alla fine hanno trovato che i modi, i mezzi, per esprimere le proprie emozioni erano diversi, ma gli adolescenti si sono ritrovati nella descrizione fatta, nei meccanismi e nei rapporti con i genitori, con la scuola e con gli amici. È stato messo in rilievo il capitolo del padre e della nonna per considerare quanto il passato, le tradizioni e i valori non abbiano età e di quanto le persone care possano essere un insegnamento e un valido punto fermo in ogni momento della vita.

 

 

 

Vi invito quindi alla lettura e, come sempre a condividere la vostra opinione.

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