Recensione L'ultima risata

Recensione “L’ultima risata” di Elena G.Santoro

Tenerezza, affetto, paura e amore.

Elena G.Santoro ci proietta,come d’abitudine, nelle vite dei suoi protagonisti con immancabile sensibilità ed empatia

Ho da poco terminato la lettura di questo libro. Avendo già letto alcuni testi dell’autrice (per maggiori info leggete i precedenti post a riguardo), mi sembra di ritrovare dei vecchi amici ela definirei  una sensazione molto piacevole. Come d’abitudine, le ambientazioni sono ben definite, i protagonisti descritti in modo fluido e realistico e la trama è assolutamente verosimile ed è facile immergersi nella storia. Inevitabile per il lettore sviluppare empatia e solidarietà con alcuni protagonisti (in questo caso per me Futura) e fastidio, talvolta un’antipatia viscerale per altri (mi riferisco a Paolo e in parte Manuela). Nel libro si racconta il senso di colpa ma anche lo smarrimento, la nostalgia, la consapevolezza di un amore totale ed incondizionato tra padre e figlia. Ho pianto, non lo nascondo, ho pianto tanto e ho rivissuto in parte la perdita del mio adorato papà (anche se avvenuta in circostanze differenti), ho avvertito sotto pelle il sottile brivido della nostalgia e la tenerezza di quei piccoli gesti che non potranno tornare ma che ci rimarranno sempre nel cuore.
CONSIGLIATO: A chi ama le storie di vita, a chi ha già conosciuto i personaggi e gli si è affezionato, a chi vuole lasciarsi coinvolgere ed è disposto a lasciarsi toccare nel profondo
SCONSIGLIATO: A chi cerca solo positività, a chi vuole la classica “lettura da ombrellone”, a chi ha appena subito un lutto ( in particolar modo se si tratta di un genitore)
  «Oh, bene, ora ti riconosco. Questa è la figlia che ho cresciuto!»
esclamò Costanzo tra una risata e l’altra, tra un colpo di tosse e l’altro.
Andarono avanti per buon un quarto d’ora.
Risero a crepapelle, di gusto, tenendosi la pancia.
Più di tutti rise Costanzo, tra una fitta e l’altra, tra uno spasimo e l’altro …
  «Sì. Voglio che tu mi faccia tre promesse.
Abbi cura di tua madre, abbi cura di tuo marito e, soprattutto, non smettere mai, e dico mai, di ridere.»
«Ci proverò, papà»
annuì lei, posandogli un bacio sulla fronte … 
 
“Suo padre non c’era più, suo padre non c’era più, suo padre non c’era più.
Associare le parole “papà” e “morto” le rompeva il cuore.
In un solo istante rimpianse le ore dell’agonia appena trascorse.
Avrebbe rivoluto suo padre vivo, non le importava se fosse incosciente, sofferente, e se respirasse a fatica.
Se lo sarebbe tenuto così in eterno, pur di averlo vicino a sé.”
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