Recensione liquirizia

Recensione “Liquirizia” di Claudio Loreto

Questa settimana vorrei parlarvi di “Liquirizia” di Claudio Loreto

Guerra, sofferenza e sentimenti intensi, anime che si incontrano nell’oscurità

Ho da poco terminato la lettura di “Liquirizia” di Claudio Loreto di cui vi abbiamo parlato qualche settimana fa 

La mia opinione

Un romanzo intenso, semplice e complesso al tempo stesso. Partiamo dal titolo “Liquirizia” un dolce con un retrogusto amarognolo, una di quelle prelibatezze capaci di mille sfumature, come la vita e come la guerra, scenario principe degli avvenimenti descritti. L’autore è stato particolarmente ingegnoso, a mio avviso, nella scelta del titolo e nella capacità di sorprendere il lettore con la storia di “liquirizia”. Rispetto al precedente romanzo ” I segreti di Sherin Kot” che ho avuto il piacere di leggere e recensire qualche mese fa, trovo l’autore molto maturato. L’abituale tono asciutto, preciso e capace di narrare gli eventi in modo chiaro e obiettivo ha trovato un nuovo  equilibrio, un ritmo più lineare, dove si dedica il giusto spazio alle varie fasi della storia. Apprezzo la rara capacità di sottolineare, ancora una volta, come in guerra non vi siano vincitori e vinti, buoni e cattivi, ma solo persone con fragilità. storie, emozioni, fortune, sfortune, punti di forza e un incredibile istinto di sopravvivenza. Anche in scenari terrificanti i sentimenti sinceri possono emergere e lasciare nel cuore ricordi indelebili e quel pizzico di speranza che permette di guardare avanti con fiducia e determinazione.
CONSIGLIATO: A chi ama i libri ben contestualizzati a livello storico, a chi apprezza dettagli di guerra vissuta e subita al tempo stesso, a chi dà più importanza all’umanità che alla divisa.
SCONSIGLIATO: A chi cerca battaglie cruente, rabbia e violenza estreme, a chi pensa che il mondo sia bianco o nero, a chi vuole trovare a tutti i costi colpevoli e vittime.
Giuliano capì che stava pensando al fratello. E immaginò che,
se anche mai d’incanto la guerra fosse cessata
(regalando forse un domani alla loro storia),
quell’ombra si sarebbe spesso insinuata tra loro.
Non la chiamò; restò a guardarla fermo sulla soglia,
in silenzio e con il cuore in pena.
Tanja dopo un po’ dovette però avvertire quella presenza alle proprie spalle,
perché si voltò e lo guardò, muta.
«Buon Natale» disse Giuliano.
Proprio un bel regalo, le aveva fatto…
«In Unione Sovietica il Natale non esiste più» rispose la ragazza.
«Il Partito lo ha abolito insieme alle altre feste religiose.
E comunque da noi un tempo si festeggiava il 7 gennaio.»
Voi lo avete letto? Cosa ne pensate?
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