L'appello D'Avenia
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OurFreeTime “L’appello” di Alessandro D’Avenia

Finalmente in libreria l’ultima opera del Professor D’Avenia


Un nuovo modo di raccontare la scuola, un “maestro” molto diverso dai modelli tradizionali che, pur essendo privo della vista, riesce a “vedere” i ragazzi e ad aiutarli a riscoprirsi.

Oggi vorrei fare una cosa differente e parlarvi di un libro scritto da un autore molto noto. Non si tratta, come d’abitudine, di un emergente ma di uno scrittore che ha già pubblicato diverse opere e che ha venduto migliaia di copie.

Vi avevo già parlato tempo fa di Alessandro D’Avenia, professore di origini palermitane ma residente a Milano, uomo pacato e deciso al tempo stesso, abile comunicatore e dotato di un fascino magnetico noto al grande pubblico per il film tratto dal suo primo romanzo “Bianca come il latte, rossa come il sangue” interpretato, tra gli altri, da Luca Argentero.

Ho avuto il piacere di ascoltare Alessandro in diverse trasmissioni radiofoniche e televisive e, per me, il lunedì mattina, la sua rubrica “ultimo banco” è un appuntamento fisso. Una persona speciale, che “arriva” dritta al cuore e alla mente, capace di trasmettere concetti letterari e filosofici in modo diretto, semplice e competente. In parte mi ricorda il mio professore di Storia e Filosofia dell’ultimo anno di Liceo, ma questa è una storia che, se vorrete, vi racconterò un’altra volta.

Torniamo al libro.

“L’appello” è la storia di un docente non vedente, Omero Romeo, e di una classe di ragazzi “problematici” 

“E se l’appello non fosse un semplice elenco?

Se pronunciare un nome significasse far esistere un po’ di più chi lo porta? Allora la risposta “presente!” conterrebbe il segreto per un’adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna.”

Gran parte del significato credo che sia raccolta in queste poche parole.

Per D’Avenia l’appello è il momento più importante della lezione, ricordo che una volta ne parlò in un’intervista, descrivendo come lui, in classe, non si limiti ad elencare una serie di cognomi e a segnare una presenza sul registro ma si soffermi su quei nomi, sollevando gli occhi e incrociando lo sguardo e analizzando per un attimo il volto dello studente davanti a se affinché non sia una mera procedura burocratica ma il riconoscimento dei singoli individui.

Personalmente non vedo l’ora di leggerlo e di assaporarne ogni pagina e ogni parola.

Vi lascio infine con la dedica che Alessandro ha voluto inserire all’inizio del libro:

 

A Giulio e Beatrice.

A tutti gli studenti che in questi anni

mi hanno aperto gli occhi su pezzi

di mondo che non riuscivo a vedere.

A tutti i bambini e le bambine

e a tutti i ragazzi e le ragazze

senza nome.

 

Perché dobbiamo continuare a guardare questi ragazzi, a guardarli davvero, a guidarli, ad apprezzarli e a diventare dei “maestri” capaci di seguire la loro “vocazione”. 

 

Per maggiori info: https://www.profduepuntozero.it/

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